martedì, marzo 07, 2006

Sanremo 2006 - Serata finale

Sarò breve, in queste considerazioni finali: quando il Festival chiude, finisce anche l'allegro gioco di sparargli addosso.
Dall'avvio della serata con Giancarlo Giannini sino alla proclamazione di Povia, le ore si sono consumate tutte con un unico scopo: celebrare i tre "pezzi da novanta" sbarcati a Sanremo dopo anni. Questo è stato il senso dell'atipica finale che abbiamo visto, tanto atipica da avere solo otto brani in gara.
Quindi, via a celebrar Bocelli con supplemento di Aguilera, via a celebrar Ramazzotti con supplemento di Anastacia e infine via a celebrar Pausini che poi duetta con Eros nella più ovvia delle canzoni nostrane.
Gli altri? Coinvolti in una vicenda di televoti con i contorni sempre più da reality-show, vittime di eliminazioni spesso incomprensibili: otto esibizioni e poi fuori Zero Assoluto (bene), Zarrillo (peccato), Cristicchi (peccato) e Dolcenera (peccato). Sono soprattutto le eliminazioni di Dolcenera e di Zarrillo a preoccuparmi: ma chi diavolo vincerà, mi chiedo preoccupato.
Intanto vincono in quattro, per le rispettive categorie: Nomadi, Tatangelo, Maffoni e Povia.
I pensieri si rincorrono: non vincerà mica 'sto Maffoni raccomandato? Non vincerà mica la Tatangelo? Forza Nomadi! E se proprio non loro, almeno Povia. Sono accontentato: dopo un'ennesima tornata di esibizioni e la presenza della Bertè a consegnare il premio della critica intitolato alla defunta sorella (premio che va a Noa, Carlo Fava e Solis String Quartet), la gloriosa Virna Lisi proclama vincitore del 56° Festival il bravo ragazzo Giuseppe Povia che si commuove e commuove.
Buon finale per un'edizione sofferta: Povia riscuote quello che - virtualmente - aveva già vinto l'anno scorso e la sua "Vorrei avere il becco" potrebbe anche ottenere una permanenza nelle classifiche.
Tutto qui. Chissà perchè, chiuso il Festival, mi sono ammalato. Sipario.

sabato, marzo 04, 2006

Sanremo 2006 - Quarta serata

Quarta serata e gli ascolti sono ancora una volta deludenti. E, stavolta, non possiamo dire che le necessità televisive abbiano messo la musica in secondo piano, anzi.
E' stata una serata, questa, dei cosiddetti "duetti", con parecchi momenti interessanti e non molto diversa da quella del'anno scorso. Quindi? La risposta l'ha data, probabilmente, Antonio Dipollina, ieri sul sito di "Repubblica": inutile lapidare Panariello, il Festival non funziona più da anni, almeno dal 2001. L'unico, da allora, che abbia fatto centro è stato Bonolis: con lui ci si era illusi che Sanremo fosse risorto, e invece si trattava solo un successo "ad personam".
Ergo, il comico toscano non può pagare per tutti. Naturalmente ci mette del suo, per divenire bersaglio: all'avvio di puntata, il buon Giorgio parte con un monologo contro i cinesi (di vago sapore xenofobo) che, oltre allo sconcerto di molti, ottiene pure il risultato di non far ridere.
Meno male che, stavolta, c'è la musica. Musica italiana protagonista, a parte Dolce&Gabbana, il divo Orlando Bloom, il maestro Arnoldo Foà e Gavin De Graw (che canta all'una).
La formula dei duetti, già piaciuta molto l’anno scorso, funzione benissimo anche quest’anno: così, vediamo Michele Zarrillo con Giuseppe Bono e Tiziano Ferro; Povia assieme a Baccini, Francesco Musacco e Margherita Graczyk. Ron si porta sul palco la partner di vittoria di dieci anni fa, Tosca, più Loredana Bertè e l’arpista Cecilia Chailly. Alex Britti – tormentato da un problema tecnico – suona con la Britti Blues Band, nella quale sorride sornione Max Gazzè.
Bel colpo per i Nomadi, che hanno con loro il professor Roberto Vecchioni; Niccolò Fabi è il partner degli Zero Assoluto mentre il comico Flavio Oreglio ha un momento catartico con il gruppo Sugarfree.
Finizio e i ragazzi di Scampia cantano con un addolorato Tullio De Piscopo alla batteria che, purtroppo, ha appena avuto notizia della scomparsa della madre.
Per le donne, Anna Tatangelo si esibisce con Alberto Radius e Ricky Portera, mentre Nicky Nicolai riporta sul palco il marito Stefano di Battista, oltre a Giovanni Allevi.
Lo storico chiatarrista di Vasco Rossi, Maurizio Solieri, suona per Dolcenera; Simona Bencini trova sulla sua strada la voce di Sarah Jane Morris.
Complessivamente bello e godibile, questo spettacolo: dagli incontri tra artisti si ha conferma di quante buone cose possano uscire.
Dopo l’esibizione dei sei Giovani rimasti, Panariello invita tutti i cantanti sul palco per improvvisare qualche commento (buona idea, ma tardiva).
Subito dopo, il rito delle eliminazioni per determinare gli otto finalisti:
- Giovani: fuori L’Aura (perché?), Tiziano Orecchio (bene), Helena Hellwig e Monia Russo. In finale Riccardo Maffoni (non capisco, non capisco) e Simone Cristicchi.
- Gruppi: fuori Sugarfree (d’accordo) e Finizio e i ragazzi di Scampia (che ci facevano ancora lì, al posto di Venuti?). In finale Nomadi (e chi altri?) e Zero Assoluto (va bene, basta che non vincano).
- Donne: fuori Simona Bencini e Nicky Nicolai e mi spiace per entrambe. Una qualsiasi delle due era meglio di Anna Tatangelo che, invece, va in finale con la favoritissima Dolcenera (comunque brava).
- Uomini: difficile scelta, ma va bene che stia fuori Alex Britti (ripetitivo) ed è un peccato per Ron. Ma, tutto sommato, riguardo quest’ultimo gruppo sono d’accordo con il telefoto: Povia in finale ci sta bene ed altrettanto Michele Zarrillo, che ha portato una delle canzoni oggettivamente più belle.
Otto canzoni in gara, stasera. Vista la scarsità di brani, gli autori dovranno riempire ore e ore con varie cose: in primis le onorificenze ai neo commendatori nominati dal Quirinale.
Previsioni sul vincitore? Con solo otto partecipanti, la possibilità di azzeccare è troppo alta e rischierei di indovinare: meglio evitare.
Per finire, commentando positivamente la qualità generale di questa quarta serata, sottolineo il fatto che, ormai, viviamo esclusivamente di Auditel, in termini di audience e share. Si è parlato solo di questo, nelle giornate festivaliere. Pochissimi i giudizi sulle canzoni contro grandi parole sui dati di ascolto. Che tristezza.

venerdì, marzo 03, 2006

Sanremo 2006 - Terza serata

Magari è la scenografia. Quel palco lugubre e spoglio potrebbe veramente essere complice dei tanti problemi di questo Festival. Mah!
Comunque, meglio, molto meglio. La giornata di pausa ha fatto bene, ha permesso di regolare il meccanismo: Panariello è stato più efficace e, sorretto da un paio di comici, ha tenuto l'intera serata su livelli accettabili.Partendo dal falso colpo di scena di un suo ritiro dalla manifestazione, tutto il resto dello spettacolo ha avuto un certo ritmo: prima l'amico Pieraccioni, poi John Cena (sicuramente più efficace di Travolta) e infine uno strepitoso Carlo Verdone con una gag che ha fatto - finalmente - ridere di gusto.
Purtroppo si tira veramente tardi, perchè c'è troppa carne al fuoco: timbrano il cartellino pure la Cucinotta e gli atleti medaglie d'oro di Torino 2006. C'è anche la stella Shakira, per dare una svegliata ai nottambuli.Già. C'è spettacolo. Sicuramente migliore delle prime due serate.Il problema è che, in tutto questo, le canzoni spariscono, perdono senso, sono relegate a semplici stacchetti tra un ospite e una pubblicità. D'altra parte è un male che viene da lontano e non possiamo incolpare Panariello & co. anche di questo.
I nove big cantano e ne restano sei: fuori Spagna (d'accordissimo), fuori Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet (male, era una bella canzone che meritava più delle altre due del suo gruppo) e fuori Luca Dirisio (troppo melodico ma mi spiace, fosse solo perchè non sopporto Alex Britti).
L'incomprensibile avviene nella categoria Giovani: L'Aura passa e lo merita perchè è brava (anche se sembra un misto tra Elisa e Kate Bush); Riccardo Maffoni passa con un pezzo scontatissimo e noioso e quindi mi chiedo perchè; passa pure un tal Tiziano Orecchio, giusto perchè fa un acutino che all'Ariston piace sempre, ma che strazio.Gli Ameba 4 sono fuori, nonostante un briciolo di nuovo; Andrea Ori idem, brano inutile. Triste l'eliminazione di Ivan Segreto, cantautore di talento già noto in giro: la sua canzone ha valore ed è originale. Questa cosa mi fa arrabbiare.
La terza serata si chiude all'una e mezza. La concorrenza (Grande Fratello) è stata battuta, alla faccia di Mediaset che non fa altro che sparlare del Festival da giorni. Ma gli ascolti rimangono bassi.
Insomma, è dura. Ma, ripeto, questi problemi sono evidenti da anni e vanno risolti, in futuro: via il superfluo, meno serate e primato della musica. Per ora, questo passa il convento. Cercherò di reggerlo.

mercoledì, marzo 01, 2006

Sanremo 2006 - Seconda serata

Ho fatto l'una di notte. Preoccupante, considerando che tutto quello che si è visto in questa seconda serata, poteva essere concentrato in maniera tale da terminare ad un orario civile.
Non credo di essere stato l'unico a soffrirne; sembra che Panariello non regga il ritmo. Infatti, verso la fine, aveva una faccia distrutta. Ha svolto il suo compito con onestà: niente eccessi, pura conduzione (discutibile). I momenti più incisivi, ormai, sembrano affidati alla sola Cabello.
La Blasi, invece, deve fare solo la moglie di Totti, parlare di Totti, intrattenersi in platea con Totti, giunto a sorpresa (sorpresa?) durante questa seconda serata.
Nove big cantano e non cambio opinione sulla qualità dei brani: voliamo basso.
La Nicolai canta meglio, Ron ha una canzone ben fatta. Per il resto, siamo alla noia.
Ci sono Jesse McCartney e Hillary Duff, piccole star che non costano molto e non attirano quelli spettatori fuggiti dal Festival.
C'è Cocciante, celebrato eccessivamente, che - professionalmente - canta le stesse due canzoni che poteva cantare trent'anni fa. Ma, per un Premio alla Carriera, si può fare.
Tardi, iniziano i giovani. Terribile. Specie negli esiti: passa Simone Cristicchi, comunque originale e comunque già noto. Poi, però, è la fiera del già sentito: si qualificano Monia Russo e Helena Hellwig, entrambe con canzoni melodiche e gorgheggiate, format tipico sanremese che ha stufato.Fuori, invece, due simil-Tiziano Ferro come Virginio e Antonello, stereotipati e uniti da identico destino.Peccato invece per i DeaSonika, gli unici che ho gradito. Un po' Negramaro, hanno portato un pezzo rock non male e meritavano la promozione. Nulla di fatto. Come i Negramaro l'anno scorso, d'altra parte.
Eliminazioni tra i big? La Oxa era certa. Forse il brano avrà un suo perchè, ma portarlo a Sanremo equivale al suicidio: missione compiuta.
Grignani? Va bene, era insopportabile.
Invece è pazzesco che sia fuori Mario Venuti con il suo gruppo: sebbene non mi abbia convinto troppo, la canzone era comunque una delle poche salvabili, anche dalla critica. E' folle che lui sia fuori e che siano ancora in gara Finizio con il gruppo di ragazzini (lunga mano di Gigi D'Alessio all'opera?) o gli Sugarfree, inferiori alle aspettative. Un giorno capirò come funzionano queste giurie demoscopiche.
E intanto, godiamoci la pausa di questa sera.

martedì, febbraio 28, 2006

Sanremo 2006 - Prima serata

D'accordo che il Festival è un oggetto televisivo che deve fare i conti con l'Auditel e gli inserzionisti pubblicitari, ma che dopo un'ora di trasmissione abbiano cantato solo in due è inammissibile, se vogliamo ancore parlare di "privilegio alle canzoni".Per non dire di uno spettacolo-spezzatino tormentato da spot e telepromozioni.
Qualcuno ci spiegherà poi a che è servito invitare John Travolta e non fargli fare nulla se non qualche prevedibile camminata e rispondere si/no alla Cabello.Parte quindi il 56mo Festival di Sanremo e, dopo la prima serata, ci si rende conto che anche questo (l'ennesimo) non lascerà segni.
Che dire dei conduttori? Panariello - emozionato - se la cavicchia con la consueta comicità toscana (ma il repertorio è povero) e la Blasi, invece, fa il suo ruolo di bella statuina, continuamente interpellata a proposito del più celebre marito.
Brava (e meno male) Victoria Cabello: svolge il compito di presentatrice ironica con parecchie svirgolate comiche, il che la nomina migliore del trio. Sono stati suoi i momenti migliori.
Ma veniamo alle canzoni, perchè, tutto sommato, c'erano anche quelle.
Inizia Nicky Nicolai: troppo emozionata, non interpreta bene un brano comunque non eccelso; poi la superfavorita Dolcenera: canzone energica che potrebbe funzionare, ma troppo enfatizzata e urlata dalla "gatta morta" della Music Farm, che riesce pure a steccare.
Finizio e i Ragazzi di Scampia? Nenia insignificante. Poi, la prima, vera, bella cosa: Noa & Carlo Fava Solis String Quartet ci regalano una grande interpetazione su un brano intrigante che, soprattutto, profuma di canzone d'autore. Bravi.
Arriva quindi Povia: il suo target sembrano essere i minorenni, con quel giochino ironico della sua "Vorrei avere il becco", ma è sicuramente una cosa trascurabile e non all'altezza del grande successo dell'anno scorso.Ron è elegante e dignitoso, senza eccessi.
Mi è piaciuta Simona Bencini (ex-Dirotta su Cuba): la sua canzone ha un futuro radiofonico.
Terribile Spagna: più per la faccia sconvolta da troppi interventi estetici (si è persino rifatta i denti, ora enormi) che per la canzone, comunque brutta.
Gli Sugarfree passeranno alle radio con il loro brano, caruccio ma inferiore alle attese. Pur trovando bravi Mario Venuti & Arancia Sonora, mi aspettavo di più, ma devo riascoltarli.
Britti? Di nuovo le stesse cose. Quindi, ripetiamo: gran chitarrista e stop.
Luca Dirisio? Da non crederci: quello di "Calma e sangue freddo" e giù di lì, ti porta all'Ariston una canzone che più sanremese non si può, melodica e vibrante. Un po' stucchevole, ma cantata bene e quindi positiva, nel suo genere.
Finalmente, si materializza la "divinità" (sua definizione) Anna Oxa. Tanto mistero e ti ritrovi una sorta di Morticia Addams, una forma astratta - vagamente cadaverica - che incute un po' di disagio. Strepita, recita, urla, si incazza e se ne va. Inqualificabile. Non so che dire, devo riascoltarla (ad occhi chiusi).
Anna Tatangelo è superflua, come sempre. I Nomadi fanno i Nomadi dignitosamente, ma sono al minimo sindacale. Bravi gli ZeroAssoluto: canzone ruffiana ed efficace.
Ormai, invece, Grignani è alla frutta: sopravvive da un Festival all'altro, senza nulla più da dire se non scimmiottare Vasco Rossi.
Ultimo, Zarrillo. Non so se ormai il sonno mi aveva anestetizzato, ma ho trovato la sua canzone decisamente riuscita, al di sopra delle sue ultime partecipazioni. Ma forse era il sonno, anche se, poi, la classifica parziale lo vede primo.Credi che tutto sia finito, ma ti partono 12 Giovani in medley (a che serve ?), un po' di curling per Panariello, i primi risultati.
Quando partono i titoli di coda, strisci verso la Tv per spegnerla e ti chiedi se ce la farai, anche quest'anno, a vedere tutto.

lunedì, febbraio 27, 2006

Un mese più tardi

Caspita com'è difficile tenere un blog!Non scrivo da un mese! Brutto segno... è indicativo del fatto che, probabilmente, questo è uno dei miei mille impegni stroncati sul nascere. Ma, dal momento che la cosa mi interessa comunque e che la vedo come un auto-diagnosi... non rinuncerò. Solo che rinuncerò al fatto di aggiornarlo quotidianamente: impossibile.
Scriverò, invece, quando ne ho voglia. Mica è il blog del mitico Grillo, no?
Credo che nei prossimi giorni arriveranno nuovi post: c'è il Festival di Sanremo e non posso esimermi dal commentarlo.

sabato, gennaio 21, 2006

Si può andare avanti così?

Forse gli è venuta in mente ieri sera discutendo con Rutelli e, a freddo, ha realizzato che potrebbe essere la nuova trovata per guadagnarsi i titoli di testa dei Tg.
Forse, vedendo sgonfiarsi il caso Unipol-Ds-Consorte, aveva bisogno urgentemente di nuovi veleni.
Forse gli ultimi sondaggi non lo hanno soddisfatto.
Forse tutte le cose insieme.
Comunque, stasera il Cavaliere ci ha regalato un nuovo filone: le aministie. Proprio lui che, di fatto, ne ha confezionate una quantità imbarazzante durante la sua legislatura, ha deciso che il nuovo tema portante sarà discutere di fatti vecchi, di vecchie congiure, di vecchie faccende, insomma.Ed eccolo riesumare un'aministia del 1989 con la quale (prima di Tangentopoli) il vecchio Pci si ripulì delle colpe per i finanziamenti da parte dell'Urss ("soldi insanguinati"). E poi le vecchie faccende delle Partecipazioni Statali (leggi: Prodi) che finanziarono la Dc e che culminarono con un'altra amnistia. Quelle, per il Cavaliere, furono le vere leggi "ad personam". Forse. Ma le sue, cosa sono state, partite a carte?
Insomma, se il centrosinistra, nel 2001, fu accusato - probabilmente a ragione - di aver tessuto la campagna solo sulla diffamazione dell'avversario (anche se chiedersi che ci faceva un certo stalliere, a casa di uno che ambiva a guidare il Paese, poteva essere legittimo), ora le parti si sono invertite. Ora il Cavaliere attacca riesumando il passato, in una campagna che non parla di quest'Italia, di programmi, di possibilità di miglioramento dei nostri conti. Si tesse una campagna solo sui vecchi scheletri, ad uso e consumo dei media (addomesticati) che possono ciarlare di questo e non di altro.
Vada anche per tali prediche... ma da quale pulpito arrivano?In ultima, parlando delle sue continue presenze in Tv, il premier ci regala una perla: "Mi sottopongo ad una vera e propria overdose di interventi televisivi, in condizioni difficili, sempre con qualcuno che interrompe e contesta".
Perdoni, Cavaliere. La democrazia, per ora, funziona così.
Una considerazione: possiamo andare avanti in questo modo fino al 9 Aprile? Quando parleremo di cose serie?

Con cinque anni di ritardo


Appassionante, la scorsa notte, il confronto tra Berlusconi e Rutelli nel corso di Matrix.
Vedere il Cavaliere finire diverse volte all'angolo, schiacciato dalle sue responsabilità, è stata una lezione: impossibilitato ad usare i soliti temi demagogici (dei quali è maestro), Berlusconi non è così imbattibile, davanti alle telecamere. Onore a Rutelli che, con freddezza e chiarezza non comuni, è riuscito in questo compito e, a mio giudizio, a vincere questo round.
Viene da chiedersi che sarebbe successo alle elezioni del 2001, se allora Berlusconi avesse accettato il faccia a faccia. Lo ha fatto ieri, obtorto collo: sa di essere tendenzialmente bollito, ma si ritiene capace di recuperare consenso. Ipotesi concreta, visto che Berlusconi è ancora suadente e persuasivo per molti. Qualità ancora sfruttabili, purchè non si ritrovi contro Rutelli. Piuttosto, nessuno. Meglio se nel solito, comodo, salotto di Vespa.
Alla fine del match, il Cavaliere aveva quasi perso la voce: mai accaduto prima. I monologhi a senso unico non logorano così.
Memorabili frasi del premier:
1) "Sì, sono orgoglioso di avere come socio... non so nemmeno se sia mio socio" (su Tarek Ben Ammar).
2) "Voglio starmene fuori da questo argomento che è stato montato artificiosamente contro di me" (su Unipol).
3) "E' assolutamente falso che io abbia proposto nel '94 a Di Pietro di fare il ministro. Secondo me non dovrebbe fare neanche il magistrato perché sono intimante convinto che non abbia neanche la laurea..." (su Di Pietro, da leggersi preceduta dalle dichiarazioni del Cavaliere nel 1994 sul medesimo).

mercoledì, gennaio 18, 2006

Sopravvivenza quotidiana

Che succede quando il lavoro ti nausea? Si può continuare sempre e comunque a fare qualcosa che non riesci più a sopportare solo per avere lo stipendio?
Dipende, probabilmente, da quanto vitale è per te quello che guadagni mensilmente. Intendo dire: se lo stipendio è imprescindibile, il lavoro - ti piaccia o meno - non può essere mai interrotto. Se hai, invece, un minimo barlume di sopravvivenza senza lavorare (qualche mese), probabilmente puoi tentare di piantare la cosa che odi per cercare di costruire un'alternativa. Dunque, è il bisogno che ci tiene ancorati a lavori che non sopportiamo più. Sono convinto che, in un mondo ideale, ciascuno di noi avrebbe diritto di poter provare a cambiare il proprio status senza essere condannato invece a vivere nel sacrificio.
Diceva Gaber:"E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidianae dall'altra il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.Due miserie in un corpo solo”.

martedì, gennaio 17, 2006

Metalmeccanici urlanti.


Ho scioperato anch'io, oggi. Non sono andato a manifestare, ma neppure al lavoro.
La cosa che mi piace è che, per la prima volta dopo anni di lotta, lo sciopero dei metalmeccanici è finalmente prima notizia nei Tg e sarà in prima pagina sulla stampa di domani.
Stavolta è stato fatto un gran casino, bloccando strade e autostrade. Inevitabilmente, parecchi italiani avranno stramaledetto la categoria. Ma, intanto, la voce dei metalmeccanici per una volta non sussurra, bensì urla. E Federmeccanica riapre le trattative.
Il sottosegretario al Welfare, Sacconi, bolla come "illegali" queste iniziative.
No, caro Sacconi... sono solo irritanti per chi rimane bloccato per ore in coda dentro una strada bloccata. Ma sono rivendicazioni legittime e sacrosante. Ci scusi se, stasera, ruberemo la prima pagina alla politica e ai suoi deliri per dare una notizia sul Paese reale, quello che lavora.
Il Paese del quale gli organi di informazione non si occupano più, per seguire mille chiacchiere sul nulla. Il Paese che deve paralizzare se stesso per farsi notare.

lunedì, gennaio 16, 2006

Faber


Che bello vedere che, tra i dischi più venduti in Italia, c'è la raccolta di Fabrizio De Andrè.
Dopo sette anni dalla sua morte, Faber è ancora nel cuore dei tanti che hanno amato la sua musica. L'album triplo "In direzione ostinata e contraria" ha dentro tantissime perle del grande cantautore genovese.Se avete intenzione di scoprire De Andrè, partite da questo. Inevitabilmente, arriverete a tutto il resto.
Quante cose avrebbe potuto darci ancora, Fabrizio De Andrè? E'partito troppo presto.
Sono felice di aver avuto l'occasione di incontrarlo un paio di volte, parecchi anni fa. Non mi ha deluso: era veramente un uomo straordinario, un libero pensatore. Ricordo che elogiò la potenza del baratto sul vil denaro: una teoria intrigante.
La sua musica mi accompagna da tanti anni, le sue parole mi hanno molte volte aperto gli occhi.
www.fabriziodeandre.it

L'orgoglio italiano?



Anche se sono trascorsi parecchi giorni, mi ritrovo spesso a pensare al messaggio di fine anno del nostro Presidente della Repubblica.Un messaggio, velatamente malinconico, di un uomo che prende commiato da un ruolo istituzionale che lo ha reso caro alla maggior parte degli italiani. Credo che il settennato di Ciampi sia stato equilibrato e sobrio: grande merito ma anche limite del suo operato. Avrei voluto vederlo incazzato, qualche volta.
Del suo discorso, purtroppo, un paio di cose mi hanno infastidito. Mi soffermo su una in particolare: ha sottolineato il concetto di "orgoglio nazionale". L'orgoglio, quindi, di essere italiano.Mi sono interrogato su questo e mi sono accorto che io non sono particolarmente orgoglioso di essere figlio del Belpaese.Credo che da troppo ci nascondiamo dietro i luoghi comuni: si mangia bene, abbiamo avuto Leonardo Da Vinci, abbiamo un patrimonio artistico enorme e via dicendo.Oggi, per me, l'Italia è un paese morto. Morto. Abbiamo i trasporti che non vanno, le strade collassate; non produciamo nulla di veramente competitivo; abbiamo una classe politica che si scanna tutto il giorno in televisione, accusandosi reciprocamente e non venendo a capo di nulla; abbiamo un sistema di carriere che premia solo i raccomandati; abbiamo un'evasione fiscale allucinante e chi non paga le tasse è considerato furbo, anzichè incivile.
Siamo succubi di una Chiesa che cerca di dettare ai politici l'agenda, mettendo in discussione le conquiste sociali fatte o da fare.
Siamo scivolati in fondo a quasi tutte le classifiche mondiali di competitività.L'euro è stato introdotto e, subito, i soliti furbi hanno raddoppiato i prezzi e non siamo riusciti a far nulla per evitarlo.
Insomma, l'Italia va male. Oggettivamente, e non solo perchè si vuol fare la Cassandra.
Ergo, come essere orgogliosi di tutto questo? Come sentirsi fieri?
Ringrazio il Presidente per averci provato. Ma non bastano le parole per risollevare il morale.

domenica, gennaio 15, 2006

Opere e operette


Domani è lunedì e torno, come tutti, a lavorare.
La mia vita lavorativa non è delle più piacevoli perchè faccio il pendolare "estremo". Dove per "estremo" intendo dire che poco meno di quattro ore al giorno della mia vita la perdo tra viaggio di andata e ritorno dal lavoro. A fronte di nove ore di lavoro (pausa prenzo inclusa), sono messo male: rimango fuori casa più di dodici ore. Se questa spiacevole cosa la si moltiplica per molti anni, si arriva a non poterne più. Infatti, sono veramente stufo.
Fare il pendolare è una condanna, una sorta di punizione che ti fa vedere nero e odiare il posto di lavoro anche se, a conti fatti, non è proprio il peggiore del mondo.
Quand'ero bambino, mi raccontavano la favola del 2000 e delle sue auto volanti, della facilità di spostamenti a grande velocità, del miglioramento della qualità della vita.
Nell'Italia del 2006 le strade sono al collasso, intasate di automobili e Tir che rendono un calvario qualsiasi spostamento, con livelli di drammaticità nelle ore di punta. I treni, dal canto loro, non forniscono un servizio migliore. Stavano meglio i nostri vecchi, decisamente.
Si parla di Grandi Opere e intanto un'operetta quotidiana si tiene tutti i giorni in un Paese che vorrebbe essere grande: si annaspa nell'incapacità di spostarsi di pochi chilometri in modo dignitoso.
Quando penso al lunedì, mi chiedo sempre qual è il mio lavoro: fare quello che risulta ufficialmente o invece il pendolare.

Prendere le misure



Ieri ho aperto il mio blog. Mi sta succedendo, adesso, una cosa strana: non so che accidenti scriverci. Non è un buon segnale, ma sono convinto che tutti i blogger abbiano avuto la stessa difficoltà, all'inizio. Probabilmente, è la mancanza di padronanza del mezzo a far smarrire le idee. Eppure di cose da scrivere ne avrei molte. Mi sento come un predatore che studia la sua vittima prima di attaccarla; in un certo senso, mentre scrivo pure queste righe, mi sto esercitando a utilizzare il blog. Magari, poi, non è proprio vero che mi senta un predatore.
Ma la metafora, in questo caso, mi diverte.
Mi accorgo che non ho ancora scritto nulla di me. Mi firmerò sempre Anima Confusa perchè mi piace questo appellativo, ma qualche indizio dovrò pure disseminarlo, nel caso qualcuno si prenda la briga di leggere queste mie righe, no? Beh... lo farò col tempo.
Per ora, come detto, prendiamo le misure.
Domenica, oggi. Alla Tv i soliti show; fuori, una bella giornata. Non ho voglia di uscire. Non per nulla sono qui a scrivere. A scrivere queste righe inconcludenti.
Vuoi vedere che ho fatto un blog per nulla?

Primo post.

Molto bene, la prova ha funzionato. Ho dovuto lottare un pochino per venire a capo di un piccolo inconveniente, ma ora ho un blog. Io ho un blog. Mi piace l'idea. Mi fa sentire quasi importante.
E' vero che il web è libertà. Non avevo mai provato prima questa sensazione di totale libertà di espressione e credo proprio che mi divertirò.
Spero, naturalmente, che non finisca come quella volta che mi ero messo in testa di fare un sito e poi la mia pigrizia lo ha stroncato sul nascere.
Domandina: quanta gente sta ballando in discoteca, ora? Da quanti anni non ci vado, io? Sarà ancora come ai miei tempi? Invecchiare significa forse star qui a scrivere mentre altri si divertono.

Funziona?

Prova esclusivamente tecnica. E poi, a quest'ora, cosa posso scrivere?