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giovedì, aprile 08, 2010

Il mantra delle riforme

Ancora una volta, Napolitano ha firmato una legge prodotta da questa maggioranza. E' quella sul "leggittimo impedimento" che metterà in salvo per 18 mesi B. e la sua cricca da ogni noia giudiziaria. La cosa è palesemente anticostituzionale, dal momento che tutti dovremmo essere uguali dinanzi alla legge. Così, invece, il distinguo è certificato. E' come il Lodo Alfano, insomma. E, infatti, la Consulta l'ha bocciato. Eppure il Presidente ha firmato di nuovo una cosa che nega i principi costituzionali. E ridona il sorriso al Cavaliere, naturalmente.
Ora la parola d'ordine è: riforme. "Riforme necessarie". "Riforme non più rinviabili". "Riforme che tutti i cittadini vogliono". Abituiamoci a sentire questa parola ancora a lungo: è l'alibi di moda per giustificare l'esistenza della politica. Ma nessuno ci spiega chiaramente che cazzo sono queste riforme e a cosa servono. Presidenzialismo? Semi-presidenzialismo alla francese? Poteri del premier? E, secondo loro, i cittadini chiedono questo? Davvero? Cioè, un italiano si alza la mattina e si imbottiglia nel traffico per andare al lavoro e guadagnare un salario di merda con il quale sopravvivere, secondo loro pensa alle "indispensabili riforme"? Un italiano vede schizzare i prezzi di continuo, non ultimo la benzina, e riflette sul semipresidenzialismo? Un imprenditore che si sta indebitando fino al collo e cerca di non licenziare i suoi dipendenti ha come primo pensiero la qualità dei poteri del premier? E un cassaintegrato che rischia il licenziamento mentre a casa ha tre figli, secondo loro sente impellente l'elezione diretta del capo dello Stato? Ma dove vivono, 'sti maledetti?
Cazzo, le riforme utili dovrebbero essere quelle per rilanciare l'economia, il sistema-Paese, lo sviluppo, il lavoro, la ricerca. Per avere una sanità migliore, dei trasporti decenti, delle strade percorribili. Avere una vera concorrenza, dei mutui accessibili, delle scuole che funzionino, una giustizia veloce e giusta, meno evasione fiscale. Evitare di essere il fanalino di coda negli stipendi ma in testa nei prezzi. E questi disserteranno per mesi su come cambiare le istituzioni. Su come improntare un federalismo fiscale senza risorse e che appare costosissimo. Su come blindare ancora di più la casta politica. Tenendo questa parola in primo piano: riforme. Nuovo mantra vuoto, arma di distrazione di massa.

mercoledì, aprile 07, 2010

B&B

La cena di Arcore tra i due vincitori, Berlusconi e Bossi, si è risolta con la più cinica delle spartizioni: al Cavaliere la riforma della Giustizia e alla Lega tutto il resto. Sapere che il disegno della nuova Italia è stato affidato ai lumbard mette a disagio, per usare parole morbide. Gente come i Bossi (il Senatùr e la trota), Calderoli e compagnia decideranno come dovrà essere il Paese. Spero che il Pd non partecipi alle riforme "condivise", anche se Max sarà già al lavoro per inciuciare a più non posso.
L'unica cosa di rilievo è il fatto che Silvio abbia gettato la maschera: a lui interessa solo la Giustizia. Una volta che avrà messo la museruola ai magistrati, avrà compiuto la sua vera missione, iniziata con la discesa in campo del '94: liberarsi di tutte le grane giudiziarie che, se non avesse fatto il politico, lo vedrebbero ospite delle galere patrie. Finalmente si è rivelato: non era qui per salvare la Patria ma per salvare se stesso.
Prospettiva? Opposizione evaporata a breve (quel po' che c'era), riforme che spianeranno quel po' di buono rimasto e poi l'ultimo atto, nel 2013: Silvio al Quirinale e Umberto a Palazzo Chigi. Default permettendo, naturalmente.
C'è quasi da sperare che il mondo finisca nel 2012, come dice qualche credulone.

venerdì, aprile 02, 2010

Italia 2010/1

Ho aspettato qualche giorno dall'ubriacatura elettorale per fare un paio di riflessioni. Le vorrei esprimere di seguito:
1) Berlusconi ha vinto. Non meniamocela con la storia che il Pdl ha perso qualche punto percentuale. Anche se il successo è stato principalmente un successo della Lega Nord, il premier ne esce più forte che mai. Alla faccia di chi ne leggeva il declino;
2) Galvanizzato dall'ennesimo referendum su se stesso finito alla grande, Berlusconi ora andrà dritto per la sua strada: via le intercettazioni, riforma della giustizia e, udite udite, presidenzialismo;
3) Si torna a parlare di riforme condivise, vecchia muffa che significa sempre la stessa solfa: il premier fa quello che vuole e il centrosinistra borbotterà qualcosa di incomprensibile. I migliori amici di Silvio, D'Alema e Violante, sono già al lavoro per ripetere la pantomima. I giornali italiani, per la maggior parte, continuano incredibilmente a dare spazio a questa menata, come se queste riforme servissero, come se il premier avesse bisogno di più poteri, come se intercettazioni e giustizia fossero un tema diverso da quello che è: salvaguardare i furbi e i disonesti;
4) Non si parla abbastanza del fatto che il 50% degli italiani dichiara 15 mila euro l'anno, cosa ridicola, non fosse da delinquenti;
5) Il Tg1 è diventato inguardabile e fa le epurazioni;
6) I primi atti dei nuovi governatori di Veneto e Piemonte, i leghisti Zaia e Cota, sono da shock: vietare l'uso della Ru486. Ovviamente è solo propaganda, perchè non possono realmente intervenire. Eppure la Chiesa plaude alla nuova crociata anti-abortista, per bocca di mons. Fisichella. E' il dazio che questo centrodestra paga al Papa (un Papa molto in difficoltà ovunque tranne che qui) per l'appoggio. Siamo alla teocrazia populista;
7) Il Pd non ne combina una di giusta: ha perso anche per candidature impopolari, il che la dice lunga sulla lucidità dei suoi dirigenti. Ora si sbraneranno, faranno ancora un lungo ciclo di autocoscienza e rimarranno impantanati per mesi. Già si stanno rassegnando a perdere anche nel 2013, vedendo poi Berlusconi al Quirinale;
8) Napolitano compie il miracolo di rinviare una legge alle Camere, quella sui licenziamenti. Così ha spuntato la casella "rinvio" nella sua agenda. Ora potrà riprendere a firmare le leggi che realmente interessano al premier.

Saranno tre anni durissimi, più duri di tutti quelli precedenti. Il centrodestra, sempre più leghista, è a livelli di potere stellare. La Chiesa è apertamente al suo fianco. L'opposizione non esiste, incapace di qualsiasi cosa sensata. Bersani è stata una delusione. L'Impero è alle porte, la resistenza è isolata sul mondo ghiacciato di Hoth. E non abbiamo nemmeno uno Yoda che ci insegni le tecniche Jedi per usare la Forza. Invece, di certo, ci sono Darth Vader e Palpatine. E il popolo è con loro.

mercoledì, marzo 10, 2010

I superuomini non si discutono

Ecco come questi paladini delle libertà tollerano il dissenso. Quando si vuol essere governati da dei superuomini, probabilmente prima si dovrebbero considerare gli effetti collaterali.

mercoledì, febbraio 24, 2010

Berlusconi e la Justice League

In mezzo a tutto questo fango, a questo risorgere di Tangentopoli, ai vari Bertolaso, Fastweb, le proteste del L'Aquila, Verdini, le mazzette, etc. cosa poteva proporre il Cavaliere? Uno slogan, un nuovo simbolo, una nuova trovata.
I PALADINI DELLA LIBERTA'!
"Una forza del bene contro le forze del male, un esercito dei difensori e paladini della libertà che risponderanno direttamente a me". Naturalmente contro la sinistra che vuole "l'invasione di stranieri perché pensa che si possa cambiare il peso del voto che ha visto la vittoria dell'Italia moderata".
"Noi vogliamo restare liberi, amiamo la libertà. Siamo già tutti sottoposti al controllo dei telefoni e oggi è già uno stato di polizia. E' un sistema barbaro". (peccato che poi le intercettazioni becchino la gente con le mani dentro la marmellata).
Insomma, la svolta morale del premier migliore dell'intera via Lattea, della Prima Fondazione, della Seconda Fondazione, dell'Impero, di Gaia. Il Mulo assoluto.
I Paladini della Libertà. Da bambino me li ricordo: la Justice League. O i Vendicatori. Dov'è la realtà e dove inizia il mondo colorato di un uomo in grado di ipnotizzare costantemente la gente, di inventarsi ogni giorno un sogno nuovo?
P.S. - Poi, francamente, Justice League significa "Lega della Giustizia". E se di Lega se ne intende, di Giustizia il Cavaliere proprio non conosce il senso.
(i diritti dell'immagine sono della DC Comics)

martedì, febbraio 02, 2010

Sua Emittenza è sempre vivo

Pur di mantenere la "roba sua", il Cavaliere è disposto a tutto, servendosi del cosiddetto "decreto Romani" che prevede che lo streaming video in rete sia equiparato ad una diretta televisiva e quindi necessiti di un'autorizzazione obbligatoria che lo vincolerà. Laddove si riterrà che il copyright sia violato, il Garante oscurerà il sito. Grosso problema per YouTube e, in pratica, una forma di censura mascherata come recepimento delle direttive europee. Che anche ci starebbe. Peccato che, nel caso di Rete4 (roba sua), il Parlamento se ne sia sbattuto della voce dell'Europa (compresa Europa 7).
Il tutto, in aggiunta al fatto che per Mediaset si alza l'affollamento pubblicitario, mentre lo si abbassa per Sky. Per finire, si vietano la trasmissione dei film a luci rosse nelle ore diurne, anche se a pagamento, ed anche questo è un colpo basso per Sky, che ne ha già subito, oltre all'Iva e alla privazione della Rai dal suo bouquet.
E' vergognoso che il Capo del Governo usi il potere legislativo per legnare la concorrenza e far fruttare il suo impero mediatico, arrivando a colpire il rivale Sky, a mettere la Rai al guinzaglio, a narcotizzare La7 sin dalla culla, a farsi regalare da D'Alema il vantaggio di pagare solo l'1% sulle concessioni, a sconsigliare di fare pubblicità nei giornali suoi nemici.
Insomma, a farsi i suoi affari. Sua Emittenza è sempre vivissimo e, sfacciatamente, usa il potere per far crescere solo Mediaset. Puro conflitto di interesse.
Questo, unito alla leggi ad personam sempre più vergognose (l'ultima studiata sui pentiti, poi, grida vendetta) sono la conferma di un fatto: quando Silvio Berlusconi scese in politica si diceva che avrebbe pensato al Paese e che, pur di avere il migliore imprenditore della Galassia come premier, si poteva accettare che strizzasse l'occhio alle sue aziende, di tanto in tanto. Invece, questo personaggio del Paese se ne frega altamente e pensa solo ed esclusivamente al proprio tornaconto personale. Quando apriranno gli occhi, i suoi elettori?

giovedì, gennaio 21, 2010

Italia 1992 - Italia 2010

Io me la ricordo, Tangentopoli. Mi ricordo il tifo per il pool di Milano, l'odio viscerale per una classe politica ladra, corrotta, ingorda e scellerata. Ricordo il livore per gente come Poggiolini e De Lorenzo. La copertina di "Tv Sorrisi e Canzoni" con Di Pietro e il titolo "Forza Tonino!". Ricordo i cappi in Parlamento da parte della Lega Nord. Gli editoriali al vetriolo di Feltri. Gli anatemi di Fini. Le monetine a Craxi. I fischi, la caccia alle streghe. Ricordo Paolo Brosio davanti al tribunale prendere ordini da un eccitatissimo Emilio Fede. Il neonato Tg5 che viveva della cronaca di Mani Pulite. Ricordo tutto.
E oggi vedo un Di Pietro considerato un eversore e un Craxi riportato al rango di grande statista, come se non fosse vero che aveva RU-BA-TO. Lui e tanti altri. Vedo Bossi fare il garantista, Feltri attaccare la magistratura. Vedo e mi sembra di essere finito sulla Luna. L'Italia del '92 è morta. L'Italia del 2010 è allucinante. Una Tv di merda e un branco di politici senza pudore hanno distrutto tutto quello che di buono Mani Pulite aveva portato. L'Italia del 2010, come quella degli ultimi 15 anni, si è via via dimenticata del suo rancore per i politici e della solidarietà per i magistrati. Nel '94 il decreto Biondi non passò nemmeno in un'estate con i mondiali americani, perchè agli italiani venne il vomito.
Ieri è passato al Senato il cosiddetto "processo breve", la più vergognosa delle leggi ad personam che, grazie ad una spregiudicata retroattività, permetterà all'Unto di farla franca ancora una volta. E con lui, un sacco di delinquenti. E gli italiani, senza estate e senza mondiali, non battono ciglio nemmeno in un inverno di crisi profonda come questo. Siamo ormai talmente rincoglioniti che possono farci di tutto e ne siamo contenti.
Verrà il giorno in cui la storia darà un giudizio sereno su questi anni cupi, su questi giorni indegni, su questa arroganza senza vergogna. Darà un giudizio sull'Impunibile e la sua claque di parlamentari senza principi, senza valori. Darà un giudizio sereno sul berlusconismo. Non
sarà un giudizio filtrato dal Minzolini, Fede, Mimun o Belpietro. E, sono certo, sarò un giudizio severo. C'è da vergognarsi a far storicamente parte di questo periodo. Di quest'orrida Italia del 2010.

martedì, gennaio 12, 2010

He's back

E' tornato l'uomo dell'Amore, con il suo bel calendarietto nuovo targato 2010.
Una serie di brevi considerazioni:
1) Per l'ennesima volta, chi ha creduto al dialogo resta interdetto: l'agenda, come sempre, la detta lui e, in primis, ci si occuperà di riformare la giustizia, spina nel fianco del Re, che da sempre mal la sopporta. Processo breve (anche per le persone giuridiche, tipo, ad es. Mediaset!), Lodo Alfano costituzionalizzato, legittimo impedimento, immunità parlamentare e chi più ne ha più ne metta;
2) Torna in voga, in vista delle elezioni regionali-comunali, la somma balla delle tasse e delle due aliquote. Tutte, naturalmente, a favore dei ricchi come lui o di chi le tasse già non le paga. Gli altri, quelli a reddito fisso, ci guadagneranno una pizza;
3) Nessuna parola sui fatti di Rosarno, dove abbiamo assistito all'anticamera di una pulizia etnica, di una caccia all'uomo che potrebbe piacere a qualche leghista e, probabilmente, pilotata dalla 'ndranghta;
E' tornato l'uomo dell'Amore e già mi torna l'orticaria. In questi giorni di sua assenza, chissà come mai, mi pareva che il mondo fosse più vivibile, l'aria più respirabile.

P.S. - Quanto è accaduto a Rosarno è terrificante. Le opinioni espresse da alcuni esponenti del governo pure. La violenza degli emuli del Ku-Klux-Klan, liberi di sparare pallini in quello che dovrebbe essere uno stato civile è angosciante. "Italiani brava gente" è una cazzata storica. Vorrei chiedermi cosa siamo diventati. Temo, invece, che ci siamo solo rivelati per come, in fondo, siamo.

domenica, dicembre 27, 2009

Amore e odio

Spero che abbiate trascorso un buon Natale. Un Natale sereno, cercando magari di non toccare temi politici al tavolo con amici e parenti. Oggi si riprende, osservando un particolare di questi giorni. I giorni che seguono l'aggressione a B. da parte di Tartaglia. Qualcosa è cambiato: in tutti, ma proprio tutti, i discorsi degli uomini di B., da Bonaiuti a Chicchitto, da Gasparri a Lupi, si usano due parole: amore e odio. Dove amore, il Divino Amore, è rappresentato da B. e i suoi sodali. L'odio da tutto il resto, con particolare riferimento alla stampa non allineata, a Travaglio, a Di Pietro e Santoro. Anche nelle poche parole di B. di questi giorni, un unico tema: basta odio. Basta odio, basta odio, basta odio. Il nuovo slogan viene usato a ripetizione, entra nelle teste, come un mantra ci fa tremare i polsi. Siamo forse vissuti immersi nell'odio ed ora dobbiamo smettere? Ce lo stanno dicendo anche Bersani e Max D'Alema, no? Specie Baffino, pronto all'ennesimo salvataggio di B.: deve dimostrargli che sugli amici il Cavaliere può sempre contare.
La fine dell'odio e il trionfo del Partito dell'Amore. Che, tradotto non per il popolo bue, significa scudo stellare per il Cavaliere da tutti i suoi processi passati, presenti e futuri in cambio della pace sociale e della legittimazione ad esistere per il Pd, finalmente assurto alla perfetta identità, quella benedetta dalla Divina Bontà, dal nuovo Santo d'Arcore, vilmente offeso ma risorto nella trafigurazione e nel perdono. E chi non ci sta, è il novello Sauron, il Male Assoluto: per questo si invita Bersani a mollare Di Pietro. C'è da temere che il Pd, ridotto com'è, possa eseguire l'ordine.
Ancora complimenti a questa banda di pubblicitari entrati in politica per fottere il Paese dalla stanza dei bottoni: da un evento come quello del duomo in faccia, hanno ricavato l'arma finale per evitare il possibile tracollo. Se i frutti per il Pdl saranno quelli che si possono presagire, mentre la luce dell'Amore che tutto avvolge ci acceca, la redenzione definitiva del mistico B. valgono ben una statuetta sui denti. Anzi, per questa gente, visti i risultati, è stata una grande botta di culo. Quasi quasi auspicabile. Forse Bersani ci sta pensando a sua volta. Solo che i leader del centrosinistra non avranno mai la capacità di risorgere, da eterna Fenice, che solo B. possiede.

sabato, dicembre 19, 2009

Opzioni su Max

Di questi tempi, dopo le delicatezze di Cicchitto nel fare nomi e cognomi in Parlamento, rispunta l'intelligenza del baffino, il buon vecchio Max D'Alema. Non pago dei danni che ha fatto al Paese nel passato, essendo stato di fatto l'ancora di salvezza di Berlusconi per almeno due chiare occasioni (la caduta del Prodi I e la Bicamerale) e complice nella più recente (il mitico expoilt del Walterloo dopo la caduta del Prodi II), Max ci riserva ancora delle perle di saggezza in grado di minare definitivamente la pochissima credibilità rimasta al Pd.
Si oda quindi Max dire: «Certi "inciuci" farebbero bene al paese!» riferendosi all'opportunità di aprire al dialogo con Berlusconi e il centrodestra sui temi della giustizia. E, giusto per darsi un tono, Max cita l'articolo 7 della Costituzione (rapporti tra Stato e Chiesa) che il Pci di Togliatti votò in fase costituente. In soldoni, Max propone di accordarsi con Silvio, di riformare la magistratura e, probabilmente, di offrire al Cavaliere un buon salvacondotto per uscire dalle sue grane giudiziarie. A dargli man forte, gli fa eco il fido Nicola Latorre (quello dei "pizzini" in tv per aiutare un presunto avversario) che contesta la «delegittimazione giudiziaria del premier: avendo vinto Berlusconi le elezioni, deve governare questo paese fino a fine legislatura».
Ecco qui. Ora, qual è la verità?
Opzione 1) D'Alema è da sempre sul libro paga di Berlusconi. Da anni Egli gli passa bustarelle milionarie per farlo fare da guastatore all'interno del centrosinistra, lavorando come infiltrato;
Opzione 2) D'Alema gode (in senso figurato, ovviamente) nel farsi fottere ripetutamente da Silvio, che lo ha già preso per il culo in svariate occasioni, ad esempio quando rovesciò il tavolo della Bicamerale prima di dover cedere su qualcosa e dopo aver ottenuti i cazzi suoi;
Opzione 3) D'Alema, anche se tutti dicono intelligente e astuto, in realtà di politica non ne capisce un cazzo e, purtroppo, noi dobbiamo affidare l'opposizione al peggior governo della storia anche ad un personaggio del genere.
Opzione 4) D'Alema ha capito che, se Silvio scompare di scena, lui stesso lo seguirà, per motivi ancora oscuri.
Opzione 5) D'Alema ha parlato in buona fede per dei motivi che, sicuramente, ci illustrerà meglio.
Altre possibilità, per ora, non ne vedo. Queste sono già abbastanza. Si accettano voti.

Intanto, ne approfitto per segnalarvi che Gioacchino Genchi, il consulente informatico protagonista di una bufera alcuni mesi fa, è tornato a parlare di mafia e politica, Spatuzza compreso. Io di Genchi mi fido. Ho avuto anche il piacere di conoscerlo personalmente. E' uno che conosce un sacco di cose. E vorrei tanto che avesse una scorta. Giudicate voi:

domenica, dicembre 13, 2009

Credi al boss, non al pentito!

Dunque Dell'Utri e Berlusconi niente c'entrano. E' stata veramente una "minchiata", una buffonata. "Scherzi a parte" in tribunale. Si voleva demolire il governo nella figura del suo premier attraverso le nefandezze di un pentito, tal Spatuzza, che afferma che il patto tra lui e i Graviano ci fu e che questo, attraverso le stragi, portò alla nascita di Forza Italia. Niente vero è. Spatuzza minchiate dice. Infatti, Filippo Graviano, uno dei due fratelli boss, ha smentito. Mai conosciuto Dell'Utri. Mai fatto affari con Berlusconi. Parola di boss. Non pentito. Uomo d'onore, che non tradisce gli amici. Ripeto: uomo d'onore che non tradisce gli amici. Spatuzza è un pentito, Filippo Graviano no. Da sempre, anche con Falcone e Borsellino, a parlare erano i pentiti e non i boss. E, per combattere Cosa Nostra, si ascoltano i pentiti, non i boss.
Guardate invece i titoloni sui giornali e i servizi sui telegiornali. Tutti a dire: "valeva la pena ascoltare 'sto Spatuzza che infanga il premier (e l'Italia, dicono)? Vedete che schifo di magistratura abbiamo? Spatuzza parla e lo ascoltano. E poi è smentito da Graviano, il boss. Che ridere!". Nessuno a chiedersi, ovviamente, chi dei due dica la verità. Per loro è l'uomo d'onore Filippo Graviano, il boss non pentito, a dire la verità. Pochi a chiedersi: "e se a dire la verità fosse Spatuzza, il pentito?".Sicuramente non se lo chiede Augusto Minzolini, direttore servo in maniera vergognosa e vigliacca. Perchè di Feltri e Belpietro perlomeno sai dove stanno e come la vedono: puoi concordare con loro o non comprare Il Giornale e Libero. Mentre Minzolini fa il leccapiedi con il Tg1, che è un telegiornale che pago anch'io, con il canone.
Nel frattempo, grazie a questo lavorio televisivo che lo mette al riparo dalla faccenda scomoda di Spatuzza, l'inarrivabile attacca Napolitano, la Costituzione, la Consulta e la democrazia in genere mentre si trova all'assemblea dei popolari di Bonn. Ne nasce l'ennesima tensione col Quirinale e con Fini. Ma il nostro non si arrende, ovviamente: come dico da mesi, ormai sta spaccando tutto. E' pronto all'Armageddon personale. Trascinerà con sè tutto quello che potrà trascinare. Ci attendono delle prove cruciali che determineranno la tenuta della nostra democrazia. Come ripetuto più volte, bisognava fermarlo prima. Ormai, il film lo vediamo fino all'ultimo fotogramma. In bocca al lupo, Italia.

martedì, dicembre 01, 2009

Il puzzle /2

Se ripenso a quell’incontro di qualche mese fa con Salvatore Borsellino per la discussione del libro sull’agenda rossa, mi tornano pesantemente in mente le sue parole. Il fratello del magistrato ucciso nel ’92 assieme alla sua scorta, sosteneva con forza che esisteva una regia occulta dietro la strage e dietro i successivi attentati a Milano, Roma e Firenze. La Seconda Repubblica nasce dal sangue. E, inevitabilmente, dal cambio di marcia di Cosa Nostra in Sicilia quando, partendo dall’omicidio di Salvo Lima e la defenestrazione di Andreotti, questa fece intendere che le serviva un nuovo referente politico. La Dc era finita, per i boss. Altri referenti, pare, vennero trovati.
Borsellino inoltre affermò che certi segnali degli ultimi mesi gli facevano intendere che, di nuovo, anno di grazia 2009, Cosa Nostra chiedeva il conto e puntava a cambiare le cose romane. Non era casuale, secondo lui, nemmeno il fatto che attorno alla figura di Berlusconi stesse montando un mare di fango: dalla vicenda Noemi e quella della D’Addario, dal prepotente ritorno delle questioni giudiziare alla (allora) probabile bocciatura del Lodo Alfano. Certi nessi, quella sera, faticavo a comprenderli. Ma, successivamente, sono tornati in scena il famoso “papello” tra Stato e mafia ed i pentiti che accusano il Cavaliere e Dell’Utri. La resa dei conti? Probabilmente si. Solo che questi venderanno cara la pelle, per usare una metafora, naturalmente. Perché i segnali “distensivi” ci sono: “Betulla” Farina, uomo delle cospirazioni, parla del 41-bis come di Guantanamo; Dell’Utri dall’Annunziata continua a definite “eroe” Mangano, lo stalliere che ha sciolto nell’acido anche dei bambini. Per ultimo, Berlusconi – imbeccato da Dell’Utri – considera ragionevole la revisione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, reato del quale proprio i due potrebbero essere imputati. Tra poche ore il pentito Spatuzza potrebbe tirarli definitivamente in ballo. E’ una sorta di bomba atomica. Roba che uno si dovrebbe dimettere immediatamente.
Qui invece tutti, dal presidente delle Repubblica al Pd, ci vanno cauti come se sul tritolo ci camminassero loro. Si arriva alle gentilezze di Letta (Enrico) che considera accettabile il legittimo impedimento usato ad oltranza perché è ammissibile difendersi nel processo e dal processo. Roba da far rizzare i capelli. Letta non ne ha, quindi lo dice senza scomporsi.
Sono ore decisive, queste. Il puzzle è ancora confuso ma iniziano ad allinearsi i pezzi. Non aspettiamoci sconvolgimenti politici rilevanti, naturalmente. Questi, veramente, non mollano. Ma un mare di veleno sta per riversarsi sul nostro Natale. Berlusconi si proteggerà con tutte le forze, specie televisive, di cui dispone. Minacciare di strozzare gli autori de “La Piovra” sembra una barzelletta ma è qualcosa di più. E’ una chiamata alle armi. D’altronde, ha già parlato di guerra civile. La tensione c’è, inevitabilmente. E il 5 dicembre prossimo c’è il “No B Day” che lo manderà su tutte le furie. Con tutto questo, con un capo del governo che potrebbe essere accusato di relazioni con la mafia, cosa credete che contino l’Alcoa o altre aziende in difficoltà? Il Paese affonda, come prevediamo da mesi e mesi. Se anche Celli della Luiss, un abituale avventore del grande banchetto nazionale, si mette a consigliare il figlio di andarsene dall’Italia, stiamo proprio messi male.
Meno male che c’è la Lega a sdrammatizzare: la proposta del crocifisso sul tricolore, fatta proprio da chi sulla bandiera ci ha sputato e sulla Chiesa altrettanto, è una delle migliori gag delle ultime settimane. Della serie: non c’è limite alla spudoratezza.

martedì, novembre 10, 2009

Il "breve processo" di Fini

e alla fine, Fini non si smarca dal Cavaliere. Purtroppo, anche stavolta si è trovato l'accordo. Niente prescrizione breve, ok. Ma si al ddl sul processo breve. Il che è praticamente peggio. Se non bisogna superare i 6 anni - complessivi per tutti i gradi di giudizio - significa che un sacco di dibattimenti salteranno. E, ovviamente, che Berlusconi si salverà ancora. Peccato che il processo sul caso Mills stia durando da tanto proprio perchè c'era il lodo Alfano. Prima ci dicevano che tanto la prescrizione era bloccata e poi il premier si sarebbe sottoposto al giudizio. Ora, quel tempo perso viene usato per dire che il processo è durato troppo e va in prescrizione. Usano strumentalmente il tempo concesso dal lodo Alfano per dire che è stato troppo. Al di là dei proclami, il Presidente della Camera non la spunta nemmeno stavolta. Su di lui sono sempre stato scettico. Poi, per un giorno almeno, mi ero illuso. E mi sbagliavo. Meglio tener sempre fede ai propri istinti.
P.S. - Sull'indefinibile editoriale di Minzolini al Tg1 ieri sera, ho solo una considerazione: l'immunità parlamentare fu istituita per difendere gli eletti durante l'esercizio delle loro funzioni e non dai reati comuni. Quindi, che c'entra in questo contesto? Porca miseria, ci dicono sempre che la magistratura impedisce ai politici di svolgere il loro lavoro. Nessuno che dica mai che, forse, tutto si risolverebbe avendo dei politici ONESTI.

sabato, ottobre 10, 2009

Stiamo attenti

E adesso stiamo attenti. Perchè adesso non ne può più. Gli hanno bocciato il Lodo Alfano e dovrà versare 750 milioni alla Cir. Nonchè tornare sotto processo. Adesso è proprio incazzato, perchè, come sempre, non riesce a distinguere le sue vicende dal suo ruolo istituzionale. Quando dice "Viva l'Italia, viva Berlusconi" ci crede davvero. Si sente davvero tutt'uno con lo stato. Anzi, lo stato è cosa sua, una sua grande azienda. Non capirà mai due cose, che sono quindi il suo limite:
1) Il voto favorevole, quella "maggioranza degli italiani" che stanno con lui, non significa assolutamente che lui ha pieno potere su tutto e non deve rispettare le regole democratiche e la separazione dei poteri. Funziona così in tutte le democrazie. Come farglielo capire che vincere le elezioni non significa fare il predone?
2) Se uno combina casini, corrompe giudici e testimoni, gestisce fondi neri e via dicendo, deve rispondere alla legge in quanto cittadino. Non può sottrarsi alla legge, a prescindere dalla carica che ricopre. Se deve versare 750 milioni di euro di danni a De Benedetti sono cazzi suoi e non dell'Italia. Come farglielo capire?
In soldoni, non si può farglielo capire. E quelli che lo circondano non hanno il coraggio di dire che il re è nudo. Ergo, stiamo attenti. Stiamo entrando nella fase più delicata, quando le tentazioni autoritarie ed eversive si fanno molto forti.

domenica, settembre 27, 2009

L'irrefrenabile Silvio

Silvio Berlusconi apre il suo discorso alla Festa del Pdl a Milano:
"Vi devo portare tanti tanti saluti da un signore che e' abbronzato e si chiama, si chiama... Barack Obama. In spiaggia vanno in due perche' e' abbronzata anche la moglie Michelle".
Fino a quando le persone non dico intelligenti ma almeno con un minimo di sale in zucca e di buon gusto dovranno sopportare di essere rappresentati da questo ormai indefinibile e indifendibile personaggio? E dalla sua maggioranza è possibile che, al di là del seggio sicuro, non scatti un timido cenno di dignità?
Ma l'avete vista Michelle Obama al cospetto di quell'uomo?

sabato, settembre 26, 2009

Istruttoria su Santoro

Il prossimo che dice che in Italia esiste la libertà di informazione, peste lo colga. L'istruttoria che l'ineffabile ministro Scajola ha aperto contro Annozero, reo (secondo lui) di fare gossip, grida vendetta.
E' gossip far sentire la D'Addario che ci racconta dei vizi del nostro monarca? E' gossip far vedere come il Grande Statista risponde in conferenza stampa ad un giornalista spagnolo dinanzi ad un imbarazzato Zapatero? E' gossip mettere con le spalle al muro Vittorio Feltri sulle questioni Boffo e Fini o la prostata del miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni? Se raccontare alla massaia di Voghera queste cose è solo gossip, cos'è tutto il resto?
La solidarietà a Santoro è scontata: la puntata di Annozero di giovedì scorso è stato un vero esempio di servizio pubblico. Il contraddittorio c'era, Ministro. C'erano Bocchino e Belpietro. E un pasdaran come Belpietro, il Cavaliere da Vespa se lo sogna. Se fanno fuori Annozero non c'è un pericolo per l'informazione. Non c'è più informazione e basta.

martedì, settembre 15, 2009

Fuoco alle polveri

Da qualche settimana si è dato fuoco alle polveri. In altre parole, il Cavaliere ha deciso di usare le maniere forti e di togliersi di dosso quella ingombrante casacca di democratico che, a dispetto di tutto, ha cercato di tenersi. Ora, circondato da un sacco di nemici e dalle ripercussioni dello scandalo escort nonchè da potenziali problemi giudiziari all'orizzonte (inchieste di mafia che risorgono dagli anni '90, pronunciamento della Consulta sul Lodo Alfano), è passato all'attacco con tutta la sua potenza di fuoco. Il fido Feltri è il sicario in azione: prima Boffo dell'Avvenire, poi Fini. Il presidente della Camera, dopo un primo attacco del "Giornale", ha subito un nuovo colpo basso attraverso un editoriale nel quale, in fondo, si cela una minaccia simil-mafiosa.
Che cosa sia questa faccenda a "luci rosse" del 2000 non è dato saperlo, ma Feltri la conoscerebbe. O, comunque, avrebbe gli strumenti per fabbricarla.
L'avvertimento è chiaro: Fini non deve più manifestare il suo pensiero se questo non collima con quello del Capo Supremo e del suo referente diretto, il Senatùr Bossi. Pena il killeraggio finale tramite la stampa di famiglia.
Povero Fini: è rimasto un uomo solo. D'altra parte, era inevitabile: incapace per quindici lunghi anni di smarcarsi veramente da Berlusconi, ha subito la stessa fine di tanti altri che hanno provato l'abbraccio con lui. Vittima della mantide (neppure tanto religiosa, ormai) L'errore fatale è stato quello di far digerire An dentro il Pdl, che altri non è che una versione expanded di Forza Italia. Ora non ha nemmeno più i suoi.
La forza di Berlusconi è, a prescindere, sbalorditiva. Fermo restando che il resto del mondo assiste incredulo al suicidio di una democrazia per fatti che altrove avrebbero portato alla pubblica gogna del suo leader, bisogna ammirare la capacità dell'Unto di spuntarla sempre e comunque. Opposizione? Cancellata. Informazione? Addomesticata. Giustizia? Narcotizzata. Siamo ora in piena Egocrazia e, sono convinto, il meglio deve ancora venire.
Ad esempio, stasera assisteremo ad uno show senza precedenti, nel salotto di Vespa. Nello speciale di "Porta a porta", a favore del quale "Ballarò" e "Matrix" sono stati fermati, il Cavaliere della prima serata si battezzerà titano definitivo: il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, l'uomo invidiato da tutto il popolo italiano (che vorrebbe essere come lui), l'infaticabile incantatore di femmine avvenenti, ci racconterà come, grazie alla sua mano santa, il terremoto de L'Aquila sia stato vinto e come i cittadini siano stati benedetti da lui e le sue nuove e confortevoli case. Un spot colossale ad uso e consumo dei suoi commossi elettori. Un appuntamento televisivo imperdibile, sia per la narrazione delle gesta dell'eroe sia per i fiumi di bava che verranno versati ai suoi divini piedi.
E poi? Visto che passa questa, passerà anche la normalizzazione di Raitre e di Annozero: lo Statista è in guerra e non può più permettersi di concedere un fortino al nemico. Non è più tempo per discutere: ora Santoro va imbavagliato, Fazio privato della Lucianina irriverente, Report affondato. Anche Floris ha già ricevuto il messaggio.Siamo alla battaglia delle battaglie, all'Armageddon finale.
Ripeterò fino alla noia e finchè ci sarà concesso di farlo: quell'uomo andava fermato prima. Quando ancora si poteva. Ora è tardi. Il film, a questo punto, dovremo vederlo tutto. Dalla sala, ormai, è vietato uscire in anticipo.

venerdì, luglio 17, 2009

Italia 2009 /2

Mi sembra incredibile come, ormai, ci siamo abituati a tutto senza battere ciglio.
Ritoccano l'età pensionabile delle donne. Torniamo al nucleare. Ci dicono che ci sono ancora molte cose oscure sulle stragi del '92-'93, dalle quali nasce la Seconda Repubblica. Torna lo scudo fiscale, ottimo strumento per il riciclaggio di denaro sporco a prezzo modico e gestito dallo Stato, alla faccia delle promesse di Tremonti e dei proclami per regolare la finanza marcia. Sappiamo che il Pil è a -5,2% e che il debito pubblico è alle stelle. Il prezzo della crisi lo pagano solo i lavoratori. I disoccupati aumentano e, a Settembre, un esercito di cassintegrati non vedrà più un euro. Papi non ha mai chiarito nulla sulle escort e, in più, ci ha raccontato decine di balle a riguardo. Le entrate fiscali scendono di 4 miliardi. Il 50% degli italiani, secondo le dichiarazioni dei redditi, guadagna meno di 15 mila euro e la loro palese evasione non verrà mai scoperta. Il Capo dello Stato firma una legge sulla sicurezza mostruosa e si limita a qualche osservazione.
Mi fermo qui, anche se la lista potrebbe continuare.
L'unica morale che si ricava è questa: l'Italia continua ad essere il paese del bengodi per i furbi che lucrano alle spalle dei fessi, ossia i lavoratori a reddito fisso e i (pochi, pare) lavoratori autonomi onesti. Ci sarebbe da urlare. Ci sarebbe terreno fertile per un opposizione tenace e non per un Pd perso ormai nei temi congressuali, nella lotta intestina tra Franceschini, Marino e Bersani e i loro ispiratori non tanto occulti.
Il tutto condito, come dice Travaglio nell'ultimo Passaparola, nella litania del Presidente della Repubblica che invita ad abbassare i toni. Ma come? Ma se siamo in presenza di una pace terrificante da mesi! Il Cavaliere dovrebbe già essere a casa ed invece tutto tace. L'informazione ha la museruola. Si limita a cantarne le lodi. Come se comportarsi civilmente al G8 lo avesse reso uno statista. Già: è nauseante sentir parlare di "successo personale" del premier al G8 de L'Aquila solo perchè non ha provocato imbarazzo internazionale. Non ha fatto battute su Obama, non ha toccato qualche culo o, chessò, scoreggiato. Siamo talmente abituati alle sue stravaganze (eufemismo) che vederlo in atteggiamenti civili ci sembra già un trionfo. Che amarezza.
Intanto, in tv, si parla del caldo.

giovedì, maggio 21, 2009

Il ringhio del (sedicente) padrone

Sulle parole di Berlusconi oggi in Confindustria

"I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra. E' come se Mourinho (l'allenatore dell'Inter) arbitrasse Milan-Inter" . ( O come se il proprietario di Mediaset decidesse le nomine in Rai ).

"Ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto" ( rieccoci col populismo. E poi, più ti picchiano, più ti proteggi. )

"Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza" ( dipende da quale CdA prendi esempio. Telecom? Alitalia?)

"Il Presidente del Consiglio non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier". ( ovvio. Altrimenti ci tenevamo il re, che ci costava meno ).

"Quando si votano centinaia di emendamenti nessuno sa che cosa si stia votando. Come si vota? si guarda il capogruppo che indica con il pollice se si vota così. Diranno che offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà". ( infatti. Andate tutti a casa. )

Presidente, lei non è un sovrano. Lo accetti. Presiède il consiglio dei ministri. Ha questo incarico. Punto. Non può pretendere di fare le stesse cose che faceva in Publitalia o in Fininvest. Possibile che nessuno glielo dica? L'Italia non è sua. Anche se il 75% del popolo è con lei (si dice). Non c'entra nulla. Lei non è comunque il padrone. A noi, il 25%, del consenso che ha non importa un fico secco. Se non lo capisce, si cerchi un altro mestiere, visto che dice che le costa tanto fare questo.

P.S. - Al di là di tutto, vedere un capo del governo che, pur di non farsi processare, pur di non rispondere alle domande che gli vengono poste, è disposto a disintegrare una nazione, è una cosa di una tristezza infinita. "Un uomo che sta male" - diceva Veronica Lario. Ha tentato di avvertirci. Inutilmente, pare.

sabato, aprile 04, 2009

L'inarrivabile

Nemmeno nelle nostre fantasie più estreme potremmo inventarci una tale combinazione di figuracce.

Dal Corriere:

Al vertice Nato una telefonata ha costretto Silvio Berlusconi a saltare la parte iniziale della cerimonia lungo il ponte pedonale di Kehl, sul Reno. Il presidente del Consiglio è arrivato in auto davanti al tappeto rosso su cui Angela Merkel attendeva i leader dei 28 Paesi alleati. Ma, appena sceso, ha mostrato al cancelliere tedesco che era al telefonino e ha ruotato l'indice per spiegare che avrebbe tardato. Berlusconi ha saltato anche il minuto di silenzio per i caduti nelle missioni Nato e si è unito agli altri leader solo una ventina di minuti dopo, sulla sponda francese del Reno da dove i leader sono partiti in pullman per Strasburgo. Le telecamere lo hanno inquadrato mentre si spiegava con la Merkel e con alcuni altri leade (Reuters)