Vorrei fare una riflessione che, con molta probabilità, sarà di una banalità sconcertante.Mi sono interrogato, in queste ultime ore, sulla depressione, ossia quel cosidetto male oscuro che si è infiltrato nella nostra vita. Dal momento che, in questi giorni, mi sento triste all'inverosimile, ho avuto per un attimo la paura di essermi preso questa cosa.Poi ho cercato di razionalizzare. Cos'è la depressione?Cercando in rete delle illuminazioni, ho trovato questa:
Col termine "depressione" si indica un particolare stato d'animo, caratterizzato da tristezza e abbattimento, prostrazione fisica e psichica, o un vero e proprio disturbo psichiatrico. Ogni individuo può sentirsi talvolta un po' giù, specialmente se gli è capitato qualcosa di spiacevole ma questa è una reazione fisiologica e il suo umore di solito ritorna normale in poco tempo. Quando invece questo stato persiste (ad esempio per più di una settimana) ed emergono problemi nell'affrontare la vita e le attività di ogni giorno, probabilmente si viene ad instaurare un vero e proprio disturbo depressivo. I disturbi depressivi sono oggi i più diffusi tra i disturbi psichiatrici, possono assumere vari aspetti e differenti livelli di gravità, possono presentarsi in tutte le fasce di età della vita e possono colpire ogni individuo spesso senza cause apparenti. In ogni caso sono fonte di disagio e di sofferenza profonda sia per i malati che per i loro familiari. Questa sofferenza ha un carattere molto particolare rispetto a quella generata dai disturbi e dalle malattie di carattere fisico di cui si occupa abitualmente la medicina. Il depresso, infatti, cambia la sua visione del mondo, perde le sue capacità di combattere e di reagire, gli interessi e i piaceri della vita, si distacca dal mondo degli affetti, spesso abbandona ogni fiducia ed ogni speranza, talvolta arriva a desiderare la morte.
(fonte: http://www.saluteeuropa.it/focus/depressione2.htm)
In altre parole: tristezza profonda e prolungata. Tristezza profonda e prolungata? E allora?
E' vietato essere tristi, anche per mesi? E' una malattia? O, forse, solo una conseguenza? Conseguenza di qualcosa che non va? Ipotizzo e basta, naturalmente. Sicuramente qualche malato mi sbranerebbe. Però io credo che, se si sta male, c'è una causa esterna. Qualcosa che ci rende infelici a tal punto da portarci a questo stato di prostrazione.
Quindi? Vanno curati i sintomi con farmaci e sedute psichiatriche o, piuttosto, vanno eliminati alla radice i motivi di tale dolore? Io sospetto (sottolineo sospetto) che su questa depressione migliaia di persone ci campino. E che, forse, definendola solo tristezza, malinconia o amarezza, la si smitizzerebbe. Non esisterebbe più come patologia, ma solo come aspetto dell'animo umano. Che può risollevarsi, trovando ed eliminando le cause della sofferenza. Senza sentirsi malato. Senza sentirsi soffocare.
Sono profondamente triste. Terribilmente amareggiato. Ma non sono malato. Sono sano come un pesce. Mi serve solo un calcio nel didietro per cambiar vita.
mercoledì, ottobre 18, 2006
Morto Andrea Parodi

Ci ha lasciato Andrea Parodi, ex-voce dei Tazenda e successivamente, interprete solista.
Durante il mio ultimo viaggio in Sardegna, avevo saputo che era gravemente malato di cancro e che, ormai, aveva i giorni contati. Ora, l'epilogo.
Parodi, nonostante la malattia, ha continuato a lavorare fino alla fine. Voce unica, di un'estensione magica, per anni ha cantato della sua terra, l'isola dei sardi.
L'estate scorsa ho acquistato un suo cd, "Intimi raccolti", distribuito con "L'Unione sarda", che contiene una serie di perle di rara bellezza, incluso un duetto con Noa da brividi, nella canzone "No potho reposare".
Indubbiamente noto al pubblico per la partecipazione al Sanremo 91 con Pierangelo Bertoli (anche lui partito da tempo) nella suggestiva "Spunta la luna dal monte" e al Sanremo 92 con "Pitzinnos in sa gherra", Andrea Parodi da tempo aveva lasciato i Tazenda per una sofisticata carriera solista. Di lui si ricordano anche le diverse collaborazioni con Fabrizio De Andrè.
Si è persa una grande voce e, a detta di chi l'ha conosciuto, anche un grande uomo.
Ebbi modo di incrociarlo proprio in quel suo primo Sanremo, senza riuscire a parlarci: ricordo che mi scansò uscendo da una stanza, mentre fumava una sigaretta. Ciao, Andrea.
Etichette:
andrea parodi,
bertoli,
de andrè,
intimi raccolti
venerdì, ottobre 13, 2006
Illusioni
Ci sono dei giorni in cui mi sento molto depresso. Ovviamente nel senso banale del termine, visto che non credo di soffrire di depressione. Sono triste, ecco.
Oggi è uno di questi. Infatti è crollata definitivamente la speranza, per me, di migliorare la vita.
Mi spiego: come ho già scritto, faccio il pendolare estremo, impiegando mediamente 4 ore al giorno di viaggio per andare e tornare dal lavoro. E' una situazione pesantissima che, spesso, mi causa delle paranoie non da poco.
Ebbene, circa sei mesi fa, l'azienda per la quale lavoro, ha lasciato trapelare la notizia che, con buone possibilità, avrebbe trasferito la sede altrove. Questo mi avrebbe avvicinato a casa di un bel po', permettendomi di ridurre la via crucis di circa il 50%. Un bel colpo. Un cambio positivo.
Per sei mesi, conferme e smentite si sono rincorse. Poi, pochi giorni fa, la smentita è stata ufficializzata. Si resta qui. Le illusioni deluse fanno un male boia.
Vedevo già risolto quello che ritengo essere il più grande (per fortuna, aggiungo) problema della mia vita. E invece ciccia. Butterò giù questo rospo, d'accordo. Ma è dura. Com'è dura rassegnarsi al fatto che, nell'ambito logistico-lavorativo, non me ne va bene una.
A volte mi chiedo se esista Dio. Perchè? Perchè, siccome non ci credo, magari invece dovrei. Boh.
Oggi è uno di questi. Infatti è crollata definitivamente la speranza, per me, di migliorare la vita.
Mi spiego: come ho già scritto, faccio il pendolare estremo, impiegando mediamente 4 ore al giorno di viaggio per andare e tornare dal lavoro. E' una situazione pesantissima che, spesso, mi causa delle paranoie non da poco.
Ebbene, circa sei mesi fa, l'azienda per la quale lavoro, ha lasciato trapelare la notizia che, con buone possibilità, avrebbe trasferito la sede altrove. Questo mi avrebbe avvicinato a casa di un bel po', permettendomi di ridurre la via crucis di circa il 50%. Un bel colpo. Un cambio positivo.
Per sei mesi, conferme e smentite si sono rincorse. Poi, pochi giorni fa, la smentita è stata ufficializzata. Si resta qui. Le illusioni deluse fanno un male boia.
Vedevo già risolto quello che ritengo essere il più grande (per fortuna, aggiungo) problema della mia vita. E invece ciccia. Butterò giù questo rospo, d'accordo. Ma è dura. Com'è dura rassegnarsi al fatto che, nell'ambito logistico-lavorativo, non me ne va bene una.
A volte mi chiedo se esista Dio. Perchè? Perchè, siccome non ci credo, magari invece dovrei. Boh.
venerdì, ottobre 06, 2006
Il grande bluff dell’informatica
Continuo a riportare cose che ho scritto un paio di anni fa. Ci credo e voglio condividerle con altri...
Applicare contratti e regole di oltre cent’anni fa ad un lavoro che dovrebbe essere creativo e dinamico: è questo il grande paradosso. Se poi consideriamo le migliaia di società di intermediazione che, di fatto, strozzano i professionisti dell’ICT il gioco è fatto. Alla faccia di chi diceva, nei primi anni ottanta, che occuparsi di informatica sarebbe stato un affare e che i programmatori, i guru del bit, sarebbero divenuti miliardari. Alla fine, come sempre, i soldi li fanno i furbi. Specie in Italia.
La cosa pazzesca è il grande bluff alla base di questo status quo: le imprese informatiche e il loro portfolio clienti. Tu, informatico X, vai nella prestigiosa azienda Y che non ti assume ma ti fa passare per la Manpower di turno. Questo è un fatto. Ma la domanda è: perché per lavorare devo star dentro all’azienda Y?
1) Se so montare automobili e lavoro in Fiat, cos’ha la Fiat da usare contro di me per tenermi dentro? Il mezzo di produzione, diamine! Il glorioso mezzo di produzione dell’era industriale, il macchinario con il quale l’operaio opera. Io posso anche lasciare la Fiat ma non potrò mai montare automobili in proprio perché non ho il mezzo di produzione, che costa miliardi e non potrò mai acquistare. Ergo, l’operaio dipende dal mezzo di produzione per esercitare il suo lavoro.Altro particolare: per fare 100 automobili identiche, Fiat spende – oltre all’investimento per il prototipo – 100 volte una somma più o meno fissa.
2) Se so progettare/realizzare software e lavoro nell’azienda Y, cos’ha l’azienda Y da usare contro di me per tenermi dentro? Un Pc e relativo software? Ci facciamo una risata? Il mezzo di produzione, in questo caso, costa praticamente nulla. Possiamo dire che il vero mezzo di produzione sono io. Altro particolare: per fare 100 programmi identici, Y spende per il prototipo. Le 100 copie che venderà non costano nulla. Nulla.
Ecco il grande bluff dell’informatica. Le miriadi di aziende che operano nel settore non hanno investito quasi nulla e guadagnano un sacco sulla pelle di altri, facendo poi pagare ai clienti cifre esorbitanti, comprensive dell’acquisto di hardware, etc.. Perché diavolo esistono? Ci sarà una ragione per qui, pur non essendosi indebitate fino al collo per acquistare i mezzi di produzione, continuano ad esistere. Certo: i clienti. Il maledetto portfolio clienti che permette loro di trattare con una serie di pesci grossi che mai potranno essere pescati da altri.
I clienti. Se gli informatici, per una volta, riuscissero a staccare lo sguardo dal monitor, invitare i commerciali a farsi da parte e riuscire a contattare i famigerati clienti per conto loro, il grande bluff dell’informatica sarebbe scoperto.
Applicare contratti e regole di oltre cent’anni fa ad un lavoro che dovrebbe essere creativo e dinamico: è questo il grande paradosso. Se poi consideriamo le migliaia di società di intermediazione che, di fatto, strozzano i professionisti dell’ICT il gioco è fatto. Alla faccia di chi diceva, nei primi anni ottanta, che occuparsi di informatica sarebbe stato un affare e che i programmatori, i guru del bit, sarebbero divenuti miliardari. Alla fine, come sempre, i soldi li fanno i furbi. Specie in Italia.
La cosa pazzesca è il grande bluff alla base di questo status quo: le imprese informatiche e il loro portfolio clienti. Tu, informatico X, vai nella prestigiosa azienda Y che non ti assume ma ti fa passare per la Manpower di turno. Questo è un fatto. Ma la domanda è: perché per lavorare devo star dentro all’azienda Y?
1) Se so montare automobili e lavoro in Fiat, cos’ha la Fiat da usare contro di me per tenermi dentro? Il mezzo di produzione, diamine! Il glorioso mezzo di produzione dell’era industriale, il macchinario con il quale l’operaio opera. Io posso anche lasciare la Fiat ma non potrò mai montare automobili in proprio perché non ho il mezzo di produzione, che costa miliardi e non potrò mai acquistare. Ergo, l’operaio dipende dal mezzo di produzione per esercitare il suo lavoro.Altro particolare: per fare 100 automobili identiche, Fiat spende – oltre all’investimento per il prototipo – 100 volte una somma più o meno fissa.
2) Se so progettare/realizzare software e lavoro nell’azienda Y, cos’ha l’azienda Y da usare contro di me per tenermi dentro? Un Pc e relativo software? Ci facciamo una risata? Il mezzo di produzione, in questo caso, costa praticamente nulla. Possiamo dire che il vero mezzo di produzione sono io. Altro particolare: per fare 100 programmi identici, Y spende per il prototipo. Le 100 copie che venderà non costano nulla. Nulla.
Ecco il grande bluff dell’informatica. Le miriadi di aziende che operano nel settore non hanno investito quasi nulla e guadagnano un sacco sulla pelle di altri, facendo poi pagare ai clienti cifre esorbitanti, comprensive dell’acquisto di hardware, etc.. Perché diavolo esistono? Ci sarà una ragione per qui, pur non essendosi indebitate fino al collo per acquistare i mezzi di produzione, continuano ad esistere. Certo: i clienti. Il maledetto portfolio clienti che permette loro di trattare con una serie di pesci grossi che mai potranno essere pescati da altri.
I clienti. Se gli informatici, per una volta, riuscissero a staccare lo sguardo dal monitor, invitare i commerciali a farsi da parte e riuscire a contattare i famigerati clienti per conto loro, il grande bluff dell’informatica sarebbe scoperto.
Etichette:
bluff,
ICT,
informatica,
produzione,
programmatore,
soldi
giovedì, ottobre 05, 2006
La Ventura sbrocca
Ieri all'"Isola dei famosi" abbiamo assistito ad una manifestazione di arroganza e superbia che ha rari precedenti. Parlo naturalmente dell'atteggiamento di Simona Ventura nei confronti di Domiziana Giordano.Non paga di dare lezioni di vita a tutti i "naufraghi" (non ultimo Den Harrow), la Simo ha trattato come pezze da piedi la concorrente che si è ritirata e, dato che c'era, pure la madre che tentava (con ragionamento e dialettica) di difenderla.
Il tutto nasce dal ritiro della Giordano dal gioco, da lei motivato con la paura di subire violenze fisiche da parte di Massimo Ceccherini. Questo dopo un episodio, a detta della Giordano, avvenuto prima dell'inizio del reality, quando Ceccherini l'avrebbe maltrattata e minacciata. La Ventura strabuzza gli occhi e rifiuta di crederci, dando praticamente della pazza all'attrice. Poi, finalmente, altre concorrenti escluse - Fernanda Lessa e Kris&Kris - confermano il racconto di Domiziana.
Ma la Ventura non cede, minimizza e - dato che adora Ceccherini (porta ascolti) - finisce col difenderlo a spada tratta.
La cosa mi ha infastidito particolarmente: come si è permessa la Ventura di sentenziare su questo caso, senza approfondirne gli aspetti? Perchè ha difeso Ceccherini e basta, sdoganando di fatto la volgarità, il turpiloquio e la pochezza sua e di molti altri personaggi, che non fanno onore all'intelligenza?
Ora, non è che la Giordano sia un mostro di simpatia, ma credo sia una donna intelligente e colta. Vederla maltrattare così mi ha indignato.
Simona Ventura, che tanto predica e fa la maestrina, ha difeso il trash a tutti i costi: l'italietta che non legge, l'italietta che insulta e urla. L'Italia che, lei, crede sia tutta così.
ICT in Italia
Riporto una cosa che scrissi un paio d'anni fa. Questo perchè sono sempre più furioso per come vanno le cose...
La fottutissima Information & Communication Technology italiana fa schifo. Nel senso che è uno dei settori di cui tanto si parla ma dove si investe pochissimo e dove vige un sistema di padronato allucinante. A mio giudizio i grossi handicap sono:
1) Assenza di una regolamentazione: non esiste un albo dei professionisti dell’ICT al quale accedere per titoli e/o esami che possa limare la miriade di smanettoni che sono in circolazione che, spacciandosi per professionisti, invadono il campo, si fanno pagare poco e schiacciano gli stipendi verso il basso. Molti di costoro sono magari bravissimi, ma la maggior parte è gente che non ha mai studiato l’informatica e l’elettronica né a scuola né attraverso un percorso formativo diverso.
2) Scarsa professionalità: conseguenza delle giungla informatica italiana. Il software, molte volte, è scritto male e funziona peggio. E magari costa una follia. Il cliente ha diffidenza verso i prodotti informatici proprio per questo.
3) Assenza totale della figura dell’informatico in Italia: chi lavora nell’ICT non ha un proprio contratto ma rientra nei metalmeccanici, nel commercio, nelle tlc, etc. Tutto questo è assurdo per un settore che dovrebbe essere all’avanguardia e garantire quindi delle retribuzioni adeguate alle competenze richieste e all’esigenza di un continuo aggiornamento. Sentirsi i “manovali del 2000” è tristemente naturale.
4) Poca Ricerca&Sviluppo: tutti la invocano, pochi la praticano. Paghiamo il fatto che la maggior parte della gente ritiene che l’informatica sia la scienza dei gestionali e che non esistano altre applicazioni oltre le maschere anagrafiche o simili. Il fatto che in Italia si scrivano quasi soltanto gestionali è dovuto al fatto che non si fa Ricerca&Sviluppo. L’informatica non è la scienza dei gestionali. La scarsa cultura informatica che si è diffusa nel paese fa credere il contrario.
5) Programmatori sottovalutati: si ritiene il lavoro del programmatore un lavoro di poco conto, sostenibile da chiunque abbia un computer a disposizione. Non è così e i risultati desolanti lo dimostrano. Chi sostiene che il lavoro di coding sulla base di una buona analisi (ma esistono le analisi siffatte?) sia una pura traduzione in linguaggio di programmazione appartiene al nutrito gruppo di chi non ha mai programmato o si è limitato a scrivere quattro scemenze, tipicamente per i soliti maledetti gestionali. In alternativa, non capisce nulla di informatica. Il coding, innanzitutto, è un’arte. Si può scrivere del buon codice e si può scrivere del pessimo codice. Inoltre, il vero programmatore inizia a divertirsi quando i problemi sorgono e le soluzioni latitano.
6) Padronato: funziona così, specie dopo la riforma Biagi. Tu sei X che cerca lavoro. La società tipo Manpower (tanto per citarne una) ti assume a tempo determinato e ti manda dal cliente. Tu lavori, magari con poca certezza del futuro e becchi 700-900 euro al mese se va bene. Manpower chiede per te 300-400 euro al giorno. Tu lavori e magari scrivi anche del bel software, dai delle soluzioni. Manpower gira qualche carta, dispensa due sorrisi e fa la fattura. A loro quasi tutto, a rischio e fatica zero. A te le briciole. Non sarebbe meglio togliere di mezzo Manpower? Il cliente spende meno, tu guadagni di più e siamo tutti felici. Tranne i tromboni di Manpower, ma sarebbe meglio che iniziassero a lavorare.
Il problema principale è, alla luce anche dei contratti vigenti, che il mestiere dell’informatico professionista con esperienza mal si adatta ad una relazione di dipendenza ma trova invece impiego opportuno in una relazione diretta con il cliente, pertanto in un ruolo free-lance.
I motivi sono i seguenti:
1) Il mestiere del progettista/sviluppatore software è principalmente un lavoro creativo ad alto contenuto tecnologico. Come tutti i lavori creativi, la soluzione ad un problema o un’idea nuova non può essere sempre concepita in un orario di lavoro standard. Spesso certe idee arrivano la notte.
2) L’orario di lavoro standard costringe il lavoratore a star seduto davanti ad un monitor per “produrre idee” o “produrre programmi” o “produrre linee di codice” come se si trattasse di tondini. Trattasi dell’applicazione di regole da inizio ‘900 quando la società industriale chiedeva all’operaio di produrre X manufatti in Y ore.
3) L’orario di lavoro più opportuno per un informatico è l’orario libero. Nel senso che, per scrivere un particolare pezzo di codice (magari non per gestionale), potrei sentirmi ispirato alle 2 di notte. Ha pertanto senso l’orario libero, che porta ad una concezione nuova del lavoro: quello per obiettivi.Il telelavoro è il modus operandi più naturale per un informatico che si occupa di progettazione e sviluppo. Con una buona linea, con le e-mail, con i cellulari, con le web-cam e tutto il resto, che senso ha muoversi ancora fisicamente nel traffico per comunicare con i colleghi? L’ironia assoluta è che gli informatici, che di questi mezzi dovrebbero essere i paladini, non se ne servano e continuino con questo stile da mezzadro.
La fottutissima Information & Communication Technology italiana fa schifo. Nel senso che è uno dei settori di cui tanto si parla ma dove si investe pochissimo e dove vige un sistema di padronato allucinante. A mio giudizio i grossi handicap sono:
1) Assenza di una regolamentazione: non esiste un albo dei professionisti dell’ICT al quale accedere per titoli e/o esami che possa limare la miriade di smanettoni che sono in circolazione che, spacciandosi per professionisti, invadono il campo, si fanno pagare poco e schiacciano gli stipendi verso il basso. Molti di costoro sono magari bravissimi, ma la maggior parte è gente che non ha mai studiato l’informatica e l’elettronica né a scuola né attraverso un percorso formativo diverso.
2) Scarsa professionalità: conseguenza delle giungla informatica italiana. Il software, molte volte, è scritto male e funziona peggio. E magari costa una follia. Il cliente ha diffidenza verso i prodotti informatici proprio per questo.
3) Assenza totale della figura dell’informatico in Italia: chi lavora nell’ICT non ha un proprio contratto ma rientra nei metalmeccanici, nel commercio, nelle tlc, etc. Tutto questo è assurdo per un settore che dovrebbe essere all’avanguardia e garantire quindi delle retribuzioni adeguate alle competenze richieste e all’esigenza di un continuo aggiornamento. Sentirsi i “manovali del 2000” è tristemente naturale.
4) Poca Ricerca&Sviluppo: tutti la invocano, pochi la praticano. Paghiamo il fatto che la maggior parte della gente ritiene che l’informatica sia la scienza dei gestionali e che non esistano altre applicazioni oltre le maschere anagrafiche o simili. Il fatto che in Italia si scrivano quasi soltanto gestionali è dovuto al fatto che non si fa Ricerca&Sviluppo. L’informatica non è la scienza dei gestionali. La scarsa cultura informatica che si è diffusa nel paese fa credere il contrario.
5) Programmatori sottovalutati: si ritiene il lavoro del programmatore un lavoro di poco conto, sostenibile da chiunque abbia un computer a disposizione. Non è così e i risultati desolanti lo dimostrano. Chi sostiene che il lavoro di coding sulla base di una buona analisi (ma esistono le analisi siffatte?) sia una pura traduzione in linguaggio di programmazione appartiene al nutrito gruppo di chi non ha mai programmato o si è limitato a scrivere quattro scemenze, tipicamente per i soliti maledetti gestionali. In alternativa, non capisce nulla di informatica. Il coding, innanzitutto, è un’arte. Si può scrivere del buon codice e si può scrivere del pessimo codice. Inoltre, il vero programmatore inizia a divertirsi quando i problemi sorgono e le soluzioni latitano.
6) Padronato: funziona così, specie dopo la riforma Biagi. Tu sei X che cerca lavoro. La società tipo Manpower (tanto per citarne una) ti assume a tempo determinato e ti manda dal cliente. Tu lavori, magari con poca certezza del futuro e becchi 700-900 euro al mese se va bene. Manpower chiede per te 300-400 euro al giorno. Tu lavori e magari scrivi anche del bel software, dai delle soluzioni. Manpower gira qualche carta, dispensa due sorrisi e fa la fattura. A loro quasi tutto, a rischio e fatica zero. A te le briciole. Non sarebbe meglio togliere di mezzo Manpower? Il cliente spende meno, tu guadagni di più e siamo tutti felici. Tranne i tromboni di Manpower, ma sarebbe meglio che iniziassero a lavorare.
Il problema principale è, alla luce anche dei contratti vigenti, che il mestiere dell’informatico professionista con esperienza mal si adatta ad una relazione di dipendenza ma trova invece impiego opportuno in una relazione diretta con il cliente, pertanto in un ruolo free-lance.
I motivi sono i seguenti:
1) Il mestiere del progettista/sviluppatore software è principalmente un lavoro creativo ad alto contenuto tecnologico. Come tutti i lavori creativi, la soluzione ad un problema o un’idea nuova non può essere sempre concepita in un orario di lavoro standard. Spesso certe idee arrivano la notte.
2) L’orario di lavoro standard costringe il lavoratore a star seduto davanti ad un monitor per “produrre idee” o “produrre programmi” o “produrre linee di codice” come se si trattasse di tondini. Trattasi dell’applicazione di regole da inizio ‘900 quando la società industriale chiedeva all’operaio di produrre X manufatti in Y ore.
3) L’orario di lavoro più opportuno per un informatico è l’orario libero. Nel senso che, per scrivere un particolare pezzo di codice (magari non per gestionale), potrei sentirmi ispirato alle 2 di notte. Ha pertanto senso l’orario libero, che porta ad una concezione nuova del lavoro: quello per obiettivi.Il telelavoro è il modus operandi più naturale per un informatico che si occupa di progettazione e sviluppo. Con una buona linea, con le e-mail, con i cellulari, con le web-cam e tutto il resto, che senso ha muoversi ancora fisicamente nel traffico per comunicare con i colleghi? L’ironia assoluta è che gli informatici, che di questi mezzi dovrebbero essere i paladini, non se ne servano e continuino con questo stile da mezzadro.
Etichette:
caporalato,
ICT,
informatica,
programmatore,
smanettoni
giovedì, agosto 17, 2006
Invasione spezzata

Parlavo ieri del vuoto televisivo che caratterizza tutte le estati italiane. Esiste però una strana eccezione: si chiama "Invasion" ed è un telefilm americano in onda il mercoledì sera su Canale 5.
La serie, di carattere fanta-thriller, ricalca, a livello di pathos, un prodotto affermato come "Lost" e qui in Italia funziona molto bene, visto quello che passa il convento.
Con "Invasion" siamo nella cittadina di Homestead dove, a seguito di un uragano durante il quale misteriose luci compaiono nell'acqua, alcuni fatti strani si verificano: il comportamento di numerosi cittadini, sopravvissuti alla catastrofe, è cambiato profondamente.
Tutti costoro hanno in comune il fatto di essere stati ritrovati miracolosamente vivi in prossimità del fiume. Si scopre, quindi, che queste persone hanno subito una mutazione, divenendo degli ibridi, in parte umani e in parte alieni.
Il mistero che avvolge questa vicenda si dipana nel corso della serie che, complessivamente, risulta piacevole e avvincente. Negli Usa, "Invasion" ha avuto un discreto successo ma non ha
sfondato. A detta di molti, la lentezza dei primi episodi ha annoiato molto il pubblico statunitense. Solo i più pazienti hanno potuto godere dei momenti migliori, che sono arrivati in seguito, a metà del racconto.
Morale: "Invasion" è stato cancellato dopo una sola stagione e, quindi, non ci sarà un seguito.
Purtroppo, la decisione di troncare la serie è stata presa dopo la realizzazione dell'ultimo episodio della prima stagione che, come prevedibile, si è concluso con una serie di colpi di scena mozzafiato ed un finale apertissimo, il classico "cliffhanger".
Ergo, anche in Italia, non aspettiamoci la fine di "Invasion": il telefilm si chiuderà con una situazione drammatica che lascerà tutti con il fiato sospeso, ma non ci sarà conclusione. Mai.
Nessuna stagione due a finire le cose lasciate a metà. Regole del mercato, degli ascolti, del successo. Chi segue, il pubblico, conta gran poco. Peccato.
mercoledì, agosto 16, 2006
Bisogna per forza pagare Murdoch?

Ferragosto è andato e, tra pochissimi giorni, arriverà Settembre, mese del rientro dalle ferie e della, a volte dolorosa, ripresa della vita di tutti i giorni.
Come tutti gli anni ciascuno di noi tornerà nel pieno dell'attività lavorativa, interrotta per le ferie o comunque alleggerita dal senso di ozio che l'estate genera. La cosa che più mi preoccupa è il ritorno della normale autocelebrazione televisiva. Esempio della restaurazione annuale di divetti e divette del piccolo schermo è la ripartenza del reality-show più riuscito in casa Rai, "L'isola dei famosi" che giungerà quest'anno alla sua quarta edizione. Quando torna la Ventura, significa che si riprende. Dopo tre mesi di nulla televisivo, il che significa convinzione da parte dei direttori dei palinsesti che tutti gli italiani se ne stiano sotto l'ombrellone a Porto Cervo per tutta l'estate, riprende l'offerta, ossia il nulla di contenuti. La televisione, dal punto di vista della qualità, è caduta veramente in basso, si sa. E' precipitata a tal punto da essere da quoziente intellettivo zero. Quando gli italiani erano più ignoranti, la televisione era molto più colta. Ora le cose si sono invertite. La tv è becera, provinciale, prevedibile e noiosa. Gli italiani, in parte, sono migliorati, dal punto di vista della cultura. Ergo, quasta televisione non rispecchia più il Paese. Rispecchia solo un meccanismo fatto ad arte per gli sponsor, le telepromozioni, l'Auditel e tutto il resto. E' in piedi solo una grande famiglia di televisioni commerciali. La Rai che insegue Mediaset sull'onda della demenza. L'informazione ridotta a un rotocalco (in primis Studio Aperto, che definire telegiornale è un insulto all'intelligenza). I politici onnipresenti. Vespa che ronza tutte le sere. Possibile che non ci sia scampo, da tutto questo? Bisogna per forza pagare Murdoch?
venerdì, agosto 11, 2006
Bombe

In Libano si muore sotto le bombe.
Le bombe, intanto, potrebbero volare sopra le nostre teste, contenute in aerei di linea carichi di civili.
Londra ha sventato una serie di attentati micidiali. Un gruppo di
24 voleva fare una strage, un martirio.
Incomprensibile, folle, inammissibile: continuo a pensare che un po' di ateismo farebbe bene al mondo. Almeno, chi manovra questi imbecilli, non li troverebbe pronti a sacrificarsi.
Naturalmente, questo fatto ha rivitalizzato tutti gli sponsor dello
scontro di civiltà. Israele bombarda e, coincidenza, l'Occidente si sente di nuovo minacciato, rispolvera vecchi ricordi orribili (11 Settembre 2001 e successivi).
Il cowboy Bush rialza la testa, che teneva china da un bel po', visto il fiasco iracheno.Che mondo strano, che situazione assurda.Ci sono un sacco di cose che non tornano. Le coincidenze non convincono. Eppure, non ci sono elementi per capire.L'unica certezza è che, a rimetterci la vita, sono sempre e solo gli innocenti. Tutti noi, ignari della vera entità del gioco, con il petrolio che costa sempre più, con lo scacchiere da ridisporre.
Un giorno, la storia farà luce su questo tempo malato.Per ora, molti seguono sgomenti. Alcuni, altrettanto sgomenti, si fanno domande senza risposte. Forse, nulla è come sembra.
martedì, agosto 01, 2006
Israele dovrebbe fermarsi

Non credo di saperne abbastanza riguardo i problemi del Medio Oriente. Probabilmente sono in buona compagnia, data la complessità del tema che da decenni rende incandescente quello sventurato angolo del mondo.
Riconosco il diritto di uno stato come Israele a difendersi da chi ne vorrebbe la sua distruzione. Riconosco altrettanto, però, le istanze dei palestinesi che sono oppressi e umiliati da troppo tempo.Non condivido l'uso del terrore per risolvere tali conflitti nè lo giustifico, sebbene sappia come l'esasperazione porti agli atti più estremi.
Eppure... eppure mi vien la nausea a vedere quello che sta succedendo in Libano in questi ultimi giorni. Mi vien la nausea quando vedo i bambini morire sotto le bombe, come è successo a Cana e come succede anche mentre scrivo.
La popolazione civile libanese sta pagando un tributo di sangue smisurato a seguito delle azioni di Hezbollah che hanno scatenato la durissima rappresaglia israeliana.
Quando si muove, Israele ci va giù pesante e, per stanare i cosiddetti terroristi, sta radendo al suolo il sud del Libano, causando morte a volontà. Non posso condividere questo atteggiamento. Non lo condivide la maggior parte del mondo, con il solito distinguo del cowboy Bush, che passerà alla storia come uno dei presidenti Usa più sciagurati, come quello che sta facendo detestare gli Stati Uniti quasi a tutti.
Israele dovrebbe fermarsi. Ma non intende farlo e la macelleria rimarrà aperta. Tutto questo, ribadisco, mi nausea.
Sono anche stufo di vivere in un mondo dove chiunque contesti un'azione israeliana viene bollato come antisemita. E' un'equazione miserabile. Mi inchino alla tragedia degli ebrei avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma aver rispetto e dolore per l'olocausto non implica giustificare qualsiasi scelta essi facciano.
Quindi lo posso dire senza vergogna: Israele sta esagerando, sta commettendo uno scempio schifoso. Oggi. Il passato è altra cosa.
giovedì, luglio 06, 2006
A che servono i notai?

A che servono i notai? Me lo chiedo da anni ma, conseguenza delle fibrillazioni di questi giorni, adesso la domanda si è fatta insistente. Il notaio, sostanzialmente, redige e firma atti pubblici, garantendone l'autenticità. Bene.
Il problema è che la tariffa di un notaio non è esattamente quella che si può definire "una sciocchezza". Generalmente è un colossale bastonata che colpisce in maniera indiscriminata il cittadino che obbligatoriamente - ripeto, obbligatoriamente - deve rivolgersi a lui per portare a termine un iter burocratico. In altre parole, se dovete comprar casa da qualcuno, bisogna sempre tener presente che parecchie migliaia di euro andranno ad aggiungersi a quanto pagherete, perchè devono finire nelle tasche del notaio che firmerà l'atto. Atto che, magari, nemmeno prepara lui ma fa scrivere a qualche apprendista segretaria, il cui stipendio equivale a qualche ora di lavoro (?) del principale. Bella faccenda.
Guadagni altissimi, clienti garantiti dalla legge. E in più: casta. Perchè il notaio è figlio di un notaio che era figlio di un notaio che era figlio di un notaio e così all'infinito.
M'immagino l'origine di questa figura: qualche secolo fa, due contadinotti ignoranti e analfabeti litigano come pazzi per un pezzo di terra, non riuscendo ad accordasi sul come spartirsela. Nel loro paese, grazie al cielo, c'è il "dotto", lo "studiato", quello "che sa". Detto, fatto: i colto non crede ai suoi occhi quando, con qualche citazione erudita, convince i due villani a stipulare un accordo mediante il suo consiglio, debitamente retribuito da una piccola cessione dell'importo pattuito.
Credo che la figura del notaio sia nata così: quando c'era in giro troppa gente ignorante, priva di cultura e di discernimento, che accettava come una concessione principesca l'intervento del "dottore".
Se oggi abbiamo i notai, probabilmente ciò deriva da una situazione simile. Solo che, si presume, noi dovremmo capire molto di più.
Dovremmo capire che, praticamente, tutto quello che un notaio fa a prezzi esorbitanti potrebbe essere altrettanto egregiamente svolto da un Pubblico Ufficiale comunale, pagato dalla collettività e non meno affidabile.
Insomma, io sono convinto che i notai sempre più vivano come dei parassiti sulle spalle della gente e che sarebbe ora di mandarli tutti a lavorare sul serio. Per giunta, poi, molti di loro evadono le tasse. Uno scempio.
Smettiamo di dire che pagarli è sensato. Non lo è. E' anacronistico. E' solo un pizzo. Null'altro. A casa!
martedì, luglio 04, 2006
Un passo nel presente

Basta con i privilegi. Basta con le caste. Basta con questi diritti acquisiti una volta per sempre. Basta.Quelli che protestano lo fanno solo per difendere i propri orticelli, non certo per i consumatori. Si appellano alla "qualità del servizio", ma sono solo tentativi di proteggere un sistema che va contro la concorrenza, contro il libero mercato.
Bravo, Bersani! Non dobbiamo cedere, su questo progetto: cerchiamo di normalizzare l'Italia, almeno in qualcosa. Entriamo nella modernità, allontaniamoci dal Medioevo.
Facciamo un passo nel futuro anche noi! O meglio, facciamo un passo nel presente. Perchè chi grida allo scandalo, ha la coda di paglia. Solo da noi tanto schifo. Solo da noi queste confraternite ultra garantite. Basta. Smettiamola, una buona volta.
lunedì, luglio 03, 2006
Live 8 + 1 anno

Ieri è stato il primo anniversario del mega-concertone Live 8, un'evento che ha visto sfilare sui palchi di 9 metropoli i più grandi artisti del globo. E' stata un'abbuffata di musica senza precedenti, qualcosa che nemmeno il progenitore Live Aid aveva offerto.
In questi mesi, essendo il Live 8 passato alla storia, ho ricevuto diverse e-mail dall'organizzazione guidata da Bob Geldof, artefice dei concertoni del 1985 e 2005.
L'impressione è che la missione di Geldof continui e che il baronetto faccia sul serio. Continuano, quindi, le pressioni a chi di dovere per fare delle povertà un fatto storico ("make poverty history", lo slogan principale).
Naturalmente i dettagli sono su http://www.live8live.com/ il sito ufficiale.
Volevo solo ricordare questo anniversario perchè, a mio giudizio, il Live 8 è stato un evento difficile da dimenticare.
venerdì, giugno 30, 2006
Il caldo condizionato

Sia benedetta l'aria condizionata! E' un balsamo che riduce
quasi a zero i fastidiosi effetti del caldo.Da quando l'ho installata, l'afa dell'estate mi fa molta meno paura. Basta notti insonni a rigirarsi sul materasso bagnato.
Basta inutili docce refrigeranti che vengono vanificate appena chiusa l'acqua e si inizia ad usare l'asciugamano. Basta umidità bestiale che rende la pelle appiccicosa e il semplice fare un movimento uno strazio.Insomma, sono favorevole all'aria condizionata. Non ho mai capito perchè diavolo d'inverno sia proibito soffrire il freddo e invece d'estate sia considerato snob combattere la canicola. Naturalmente, questa mia passione per il condizionatore non mi impedisce di usare il cervello (spero): non sparo mai a mille l'apparecchio e quindi se entrate in casa mia non troverete temperature artiche, ma solo un'aria asciutta e fresca.
Quanto basta per sopportare il caldo.Ora, potremmo discutere del fatto che i condizionatori si stanno diffondendo a macchia d'olio, che non sono più un bene di lusso, che ci stiamo viziando, che l'energia elettrica non basta e rischiamo il black-out. Tutto vero.
Ma è il progresso, bellezza. Purtroppo è così e dobbiamo iniziare a pensare ad un'Italia che
sempre più eviterà di soffrire il caldo. Serviranno delle politiche per rendere questo sostenibile, invece di ostinarsi a fare le crociate contro i condizionatori.
D'altra parte, l'avversione verso gli eventi atmosferici comuni si è nutrita anche per colpa di telegiornali scemi come "Studio Aperto" e compagnia che ne dedicano ampi spazi. Un tempo era risaputo che d'inverno fa freddo e d'estate fa caldo. Punto. E' così da sempre. Ormai invece si urla alla catastrofe ogni volta che la colonnina di mercurio si avvicina alla zero ("clima polare") o supera i 30 gradi ("temperatura rovente"). Cribbio, non sono notizie. Per me clima polare è se a Milano si finisse a -20°. Per me temperatura rovente sono 42° a Venezia. Per me una notizia è
avere 20° a Gennaio oppure 3° ad Agosto.E' così: non accettiamo più le stagioni. O, almeno, un certo tipo di informazione ci ha indotti a scandalizzarci del freddo invernale o del caldo estivo.
E a subire, immancabilmente, i consigli degli esperti (maledetti loro!) che ti spiegano che d'estate devi vestirti leggero, bere molto, non rimanere al sole nelle ore peggiori ed evitare sforzi.
Non ci fossero loro, uscirei in pieno Luglio con la sciarpa, il maglione di lana e il giaccone per fare una corsa di tre chilometri all'una del pomeriggio.
lunedì, giugno 19, 2006
Lost: cofanetto unico

Ho una passione per "Lost", la serie televisiva americana che è un successo in un sacco di Paesi. Mi piace, la trovo originale e coinvolgente. E, naturalmente, ne ho seguito tutte le puntate su Raidue (non ho Sky). Tale è la voglia di rivedere l'intera prima stagione che ho deciso di acquistarla in DVD. La cosa che non mi è piaciuta, però, è il fatto che la prima stagione sia arrivata "spezzata" in due cofanetti distinti. Quest'operazione commerciale non è successa solo in Italia, ma pure in Usa e UK.
Dal momento che non sopporto l'idea di avere una stagione televisiva divisa in due, avevo deciso di evitare l'acquisto confidando nella pubblicazione di un cofanetto unico.
Sono stato accontentato. Il 20 Settembre uscirà la prima stagione completa in un unico box con 8 DVD. Ne sono felice. Piccole soddisfazioni.
Abbiamo alzato troppo il gomito

Abbiamo alzato troppo il gomito. Ci siamo ubriacati di Mondiale e, appena la nostra squadra ha fatto una cosa buona, tutti ci siamo messi a festeggiare. Per alcuni sedicenti esperti, il Mondiale era praticamente in tasca. Poi, dopo la partita con gli Usa, torniamo con i piedi per terra. Non abbiamo nulla in tasca e, magari, quel Ghana che avevamo battuto rischia ora di mettere in crisi la nostra qualificazione agli ottavi. Abbiamo alzato troppo il gomito, in tutti i sensi. Serviva proprio, quell'intervento di De Rossi?Comunque, di queste questioni vive attualmente il Belpaese.
venerdì, giugno 16, 2006
Bandiere

Mi hanno sempre irritato, le manifestazioni estreme di nazionalismo. Capisco che l'identità di un popolo sia importante, ma l'eccessiva presenza di bandiere mi infastidisce.
Nulla di particolare, è solo un fatto di pelle. Quando vedo, nelle strade degli Stati Uniti, bandiere in ogni dove (compreso nelle chiese) sento, però, anche un senso di inferiorità.
Noi in Italia non facciamo così: non lo facciamo il 25 Aprile, non lo facciamo il 2 Giugno.
Non lo facciamo mai. Tranne in un caso: quando gioca la Nazionale di calcio. Che ai Mondiali tedeschi ha vinto con una squadra mediocre come il Ghana e già tutti i soliti commentatori nostrani si riempiono la bocca, manco avessimo già in tasca la vittoria.
Che ironia: il 25 Giugno di quest'anno, tra pochi giorni, voteremo un referendum per confermare o meno delle modifiche fondamentali alla nostra Costituizione. Modifiche che, se applicate, scolorirebbero un po' i colori della nostra bandiera. Come dopo un lavaggio sbagliato. E sembra non freghi nulla a nessuno.L'importante invece, per quasi tutti, è sapere come giocheranno Totti e compagni.
Che Paese strano, l'Italia: quella bandiera che serve solo per celebrare le gesta di una squadra di calcio viene esposta dai balconi negli stessi giorni in cui, lontano dal frastuono, altri lavorano per sfilacciarla. E magari, un giorno, buttarla veramente nel cesso.
Cose che accadono

Caspita com'è difficile tenere un blog!
I lunghissimi silenzi che seguono tra un messaggio e l'altro mi preoccupano. Ho forse fallito l'obiettivo? Che sia il caso di chiudere baracca e burattini?Ma no! Perchè mai? E' uno spazio mio e lo gestisco come voglio.
Quindi, continuerò a scrivere quando lo riterrò opportuno.
Intanto, una cosa importante è successa: è cambiato il governo. L'Unione, oltre due mesi fa, ha vinto le elezioni di strettissima misura. Prima di questo fatto, mi ero immaginato a scrivere fiumi di righe su questo evento, che ho atteso per cinque anni. Invece non ho avuto la forze di farlo. Motivo? Uscito di scena Berlusconi, mi è mancato il motivo principale per scrivere.
Meglio scrivere di questo governo. Mi sto chiedendo da giorni se, veramente, Prodi riuscirà a realizzare quanto ha promesso.
E soprattutto, se avrà veramente la possibilità di fare qualcosa.
mercoledì, aprile 05, 2006
Ciao, Tommy.

Solo adesso inizio a farmene una ragione. Le martellanti notizie che arrivano dalla campagna elettorale, la più miserabile che ricordi, mi stanno causando tale e tanta indignazione, che la tristezza viene relegata in un angolo. L'abbiamo condivisa tutti ed è magra consolazione.
Vorrei che imparassimo, dalla tragedia del povero Tommy, che solo con la ragione possiamo arginare l'orrore che si può scatenare in mezzo a noi.
Ciao, piccolo. Se credessi in Dio, vorrei tanto che ti tenesse vicino.
domenica, aprile 02, 2006
Hanno ammazzato Tommaso
Stavo navigando e poi (purtroppo) ho dato un'occhiata al sito di Repubblica. Hanno trovato Tommaso Onofri. Morto. Ucciso a colpi di pala. Mi viene da vomitare. Non ho parole. Che schifo di gente. Come si fa ad ammazzare un bimbo innocente di 18 mesi, malato di epilessia e con 39 di febbre? Ucciso perchè piangeva, ha detto quel bastardo di Alessi. Io non sono per il perdono, in questi casi. Me ne fotto della carità cristiana. Spero che quel pezzo di merda marcisca in carcere. Brutto bastardo. Sono disgustato, mi vien da piangere. Povero Tommaso. Non ci sono parole che possano descrivere l'orrore. Quanto in basso può cadere un uomo?
Iscriviti a:
Post (Atom)
