giovedì, ottobre 05, 2006

La Ventura sbrocca

Ieri all'"Isola dei famosi" abbiamo assistito ad una manifestazione di arroganza e superbia che ha rari precedenti. Parlo naturalmente dell'atteggiamento di Simona Ventura nei confronti di Domiziana Giordano.
Non paga di dare lezioni di vita a tutti i "naufraghi" (non ultimo Den Harrow), la Simo ha trattato come pezze da piedi la concorrente che si è ritirata e, dato che c'era, pure la madre che tentava (con ragionamento e dialettica) di difenderla.
Il tutto nasce dal ritiro della Giordano dal gioco, da lei motivato con la paura di subire violenze fisiche da parte di Massimo Ceccherini. Questo dopo un episodio, a detta della Giordano, avvenuto prima dell'inizio del reality, quando Ceccherini l'avrebbe maltrattata e minacciata. La Ventura strabuzza gli occhi e rifiuta di crederci, dando praticamente della pazza all'attrice. Poi, finalmente, altre concorrenti escluse - Fernanda Lessa e Kris&Kris - confermano il racconto di Domiziana.
Ma la Ventura non cede, minimizza e - dato che adora Ceccherini (porta ascolti) - finisce col difenderlo a spada tratta.
La cosa mi ha infastidito particolarmente: come si è permessa la Ventura di sentenziare su questo caso, senza approfondirne gli aspetti? Perchè ha difeso Ceccherini e basta, sdoganando di fatto la volgarità, il turpiloquio e la pochezza sua e di molti altri personaggi, che non fanno onore all'intelligenza?
Ora, non è che la Giordano sia un mostro di simpatia, ma credo sia una donna intelligente e colta. Vederla maltrattare così mi ha indignato.
Simona Ventura, che tanto predica e fa la maestrina, ha difeso il trash a tutti i costi: l'italietta che non legge, l'italietta che insulta e urla. L'Italia che, lei, crede sia tutta così.

ICT in Italia

Riporto una cosa che scrissi un paio d'anni fa. Questo perchè sono sempre più furioso per come vanno le cose...

La fottutissima Information & Communication Technology italiana fa schifo. Nel senso che è uno dei settori di cui tanto si parla ma dove si investe pochissimo e dove vige un sistema di padronato allucinante. A mio giudizio i grossi handicap sono:

1) Assenza di una regolamentazione: non esiste un albo dei professionisti dell’ICT al quale accedere per titoli e/o esami che possa limare la miriade di smanettoni che sono in circolazione che, spacciandosi per professionisti, invadono il campo, si fanno pagare poco e schiacciano gli stipendi verso il basso. Molti di costoro sono magari bravissimi, ma la maggior parte è gente che non ha mai studiato l’informatica e l’elettronica né a scuola né attraverso un percorso formativo diverso.
2) Scarsa professionalità: conseguenza delle giungla informatica italiana. Il software, molte volte, è scritto male e funziona peggio. E magari costa una follia. Il cliente ha diffidenza verso i prodotti informatici proprio per questo.
3) Assenza totale della figura dell’informatico in Italia: chi lavora nell’ICT non ha un proprio contratto ma rientra nei metalmeccanici, nel commercio, nelle tlc, etc. Tutto questo è assurdo per un settore che dovrebbe essere all’avanguardia e garantire quindi delle retribuzioni adeguate alle competenze richieste e all’esigenza di un continuo aggiornamento. Sentirsi i “manovali del 2000” è tristemente naturale.
4) Poca Ricerca&Sviluppo: tutti la invocano, pochi la praticano. Paghiamo il fatto che la maggior parte della gente ritiene che l’informatica sia la scienza dei gestionali e che non esistano altre applicazioni oltre le maschere anagrafiche o simili. Il fatto che in Italia si scrivano quasi soltanto gestionali è dovuto al fatto che non si fa Ricerca&Sviluppo. L’informatica non è la scienza dei gestionali. La scarsa cultura informatica che si è diffusa nel paese fa credere il contrario.
5) Programmatori sottovalutati: si ritiene il lavoro del programmatore un lavoro di poco conto, sostenibile da chiunque abbia un computer a disposizione. Non è così e i risultati desolanti lo dimostrano. Chi sostiene che il lavoro di coding sulla base di una buona analisi (ma esistono le analisi siffatte?) sia una pura traduzione in linguaggio di programmazione appartiene al nutrito gruppo di chi non ha mai programmato o si è limitato a scrivere quattro scemenze, tipicamente per i soliti maledetti gestionali. In alternativa, non capisce nulla di informatica. Il coding, innanzitutto, è un’arte. Si può scrivere del buon codice e si può scrivere del pessimo codice. Inoltre, il vero programmatore inizia a divertirsi quando i problemi sorgono e le soluzioni latitano.
6) Padronato: funziona così, specie dopo la riforma Biagi. Tu sei X che cerca lavoro. La società tipo Manpower (tanto per citarne una) ti assume a tempo determinato e ti manda dal cliente. Tu lavori, magari con poca certezza del futuro e becchi 700-900 euro al mese se va bene. Manpower chiede per te 300-400 euro al giorno. Tu lavori e magari scrivi anche del bel software, dai delle soluzioni. Manpower gira qualche carta, dispensa due sorrisi e fa la fattura. A loro quasi tutto, a rischio e fatica zero. A te le briciole. Non sarebbe meglio togliere di mezzo Manpower? Il cliente spende meno, tu guadagni di più e siamo tutti felici. Tranne i tromboni di Manpower, ma sarebbe meglio che iniziassero a lavorare.


Il problema principale è, alla luce anche dei contratti vigenti, che il mestiere dell’informatico professionista con esperienza mal si adatta ad una relazione di dipendenza ma trova invece impiego opportuno in una relazione diretta con il cliente, pertanto in un ruolo free-lance.
I motivi sono i seguenti:
1) Il mestiere del progettista/sviluppatore software è principalmente un lavoro creativo ad alto contenuto tecnologico. Come tutti i lavori creativi, la soluzione ad un problema o un’idea nuova non può essere sempre concepita in un orario di lavoro standard. Spesso certe idee arrivano la notte.
2) L’orario di lavoro standard costringe il lavoratore a star seduto davanti ad un monitor per “produrre idee” o “produrre programmi” o “produrre linee di codice” come se si trattasse di tondini. Trattasi dell’applicazione di regole da inizio ‘900 quando la società industriale chiedeva all’operaio di produrre X manufatti in Y ore.
3) L’orario di lavoro più opportuno per un informatico è l’orario libero. Nel senso che, per scrivere un particolare pezzo di codice (magari non per gestionale), potrei sentirmi ispirato alle 2 di notte. Ha pertanto senso l’orario libero, che porta ad una concezione nuova del lavoro: quello per obiettivi.Il telelavoro è il modus operandi più naturale per un informatico che si occupa di progettazione e sviluppo. Con una buona linea, con le e-mail, con i cellulari, con le web-cam e tutto il resto, che senso ha muoversi ancora fisicamente nel traffico per comunicare con i colleghi? L’ironia assoluta è che gli informatici, che di questi mezzi dovrebbero essere i paladini, non se ne servano e continuino con questo stile da mezzadro.

giovedì, agosto 17, 2006

Invasione spezzata




Parlavo ieri del vuoto televisivo che caratterizza tutte le estati italiane. Esiste però una strana eccezione: si chiama "Invasion" ed è un telefilm americano in onda il mercoledì sera su Canale 5.
La serie, di carattere fanta-thriller, ricalca, a livello di pathos, un prodotto affermato come "Lost" e qui in Italia funziona molto bene, visto quello che passa il convento.
Con "Invasion" siamo nella cittadina di Homestead dove, a seguito di un uragano durante il quale misteriose luci compaiono nell'acqua, alcuni fatti strani si verificano: il comportamento di numerosi cittadini, sopravvissuti alla catastrofe, è cambiato profondamente.
Tutti costoro hanno in comune il fatto di essere stati ritrovati miracolosamente vivi in prossimità del fiume. Si scopre, quindi, che queste persone hanno subito una mutazione, divenendo degli ibridi, in parte umani e in parte alieni.
Il mistero che avvolge questa vicenda si dipana nel corso della serie che, complessivamente, risulta piacevole e avvincente. Negli Usa, "Invasion" ha avuto un discreto successo ma non ha
sfondato. A detta di molti, la lentezza dei primi episodi ha annoiato molto il pubblico statunitense. Solo i più pazienti hanno potuto godere dei momenti migliori, che sono arrivati in seguito, a metà del racconto.
Morale: "Invasion" è stato cancellato dopo una sola stagione e, quindi, non ci sarà un seguito.
Purtroppo, la decisione di troncare la serie è stata presa dopo la realizzazione dell'ultimo episodio della prima stagione che, come prevedibile, si è concluso con una serie di colpi di scena mozzafiato ed un finale apertissimo, il classico "cliffhanger".
Ergo, anche in Italia, non aspettiamoci la fine di "Invasion": il telefilm si chiuderà con una situazione drammatica che lascerà tutti con il fiato sospeso, ma non ci sarà conclusione. Mai.
Nessuna stagione due a finire le cose lasciate a metà. Regole del mercato, degli ascolti, del successo. Chi segue, il pubblico, conta gran poco. Peccato.

mercoledì, agosto 16, 2006

Bisogna per forza pagare Murdoch?


Ferragosto è andato e, tra pochissimi giorni, arriverà Settembre, mese del rientro dalle ferie e della, a volte dolorosa, ripresa della vita di tutti i giorni.
Come tutti gli anni ciascuno di noi tornerà nel pieno dell'attività lavorativa, interrotta per le ferie o comunque alleggerita dal senso di ozio che l'estate genera. La cosa che più mi preoccupa è il ritorno della normale autocelebrazione televisiva. Esempio della restaurazione annuale di divetti e divette del piccolo schermo è la ripartenza del reality-show più riuscito in casa Rai, "L'isola dei famosi" che giungerà quest'anno alla sua quarta edizione. Quando torna la Ventura, significa che si riprende. Dopo tre mesi di nulla televisivo, il che significa convinzione da parte dei direttori dei palinsesti che tutti gli italiani se ne stiano sotto l'ombrellone a Porto Cervo per tutta l'estate, riprende l'offerta, ossia il nulla di contenuti. La televisione, dal punto di vista della qualità, è caduta veramente in basso, si sa. E' precipitata a tal punto da essere da quoziente intellettivo zero. Quando gli italiani erano più ignoranti, la televisione era molto più colta. Ora le cose si sono invertite. La tv è becera, provinciale, prevedibile e noiosa. Gli italiani, in parte, sono migliorati, dal punto di vista della cultura. Ergo, quasta televisione non rispecchia più il Paese. Rispecchia solo un meccanismo fatto ad arte per gli sponsor, le telepromozioni, l'Auditel e tutto il resto. E' in piedi solo una grande famiglia di televisioni commerciali. La Rai che insegue Mediaset sull'onda della demenza. L'informazione ridotta a un rotocalco (in primis Studio Aperto, che definire telegiornale è un insulto all'intelligenza). I politici onnipresenti. Vespa che ronza tutte le sere. Possibile che non ci sia scampo, da tutto questo? Bisogna per forza pagare Murdoch?

venerdì, agosto 11, 2006

Bombe


In Libano si muore sotto le bombe.
Le bombe, intanto, potrebbero volare sopra le nostre teste, contenute in aerei di linea carichi di civili.
Londra ha sventato una serie di attentati micidiali. Un gruppo di
24 voleva fare una strage, un martirio.
Incomprensibile, folle, inammissibile: continuo a pensare che un po' di ateismo farebbe bene al mondo. Almeno, chi manovra questi imbecilli, non li troverebbe pronti a sacrificarsi.
Naturalmente, questo fatto ha rivitalizzato tutti gli sponsor dello
scontro di civiltà. Israele bombarda e, coincidenza, l'Occidente si sente di nuovo minacciato, rispolvera vecchi ricordi orribili (11 Settembre 2001 e successivi).
Il cowboy Bush rialza la testa, che teneva china da un bel po', visto il fiasco iracheno.Che mondo strano, che situazione assurda.Ci sono un sacco di cose che non tornano. Le coincidenze non convincono. Eppure, non ci sono elementi per capire.L'unica certezza è che, a rimetterci la vita, sono sempre e solo gli innocenti. Tutti noi, ignari della vera entità del gioco, con il petrolio che costa sempre più, con lo scacchiere da ridisporre.
Un giorno, la storia farà luce su questo tempo malato.Per ora, molti seguono sgomenti. Alcuni, altrettanto sgomenti, si fanno domande senza risposte. Forse, nulla è come sembra.

martedì, agosto 01, 2006

Israele dovrebbe fermarsi


Non credo di saperne abbastanza riguardo i problemi del Medio Oriente. Probabilmente sono in buona compagnia, data la complessità del tema che da decenni rende incandescente quello sventurato angolo del mondo.
Riconosco il diritto di uno stato come Israele a difendersi da chi ne vorrebbe la sua distruzione. Riconosco altrettanto, però, le istanze dei palestinesi che sono oppressi e umiliati da troppo tempo.Non condivido l'uso del terrore per risolvere tali conflitti nè lo giustifico, sebbene sappia come l'esasperazione porti agli atti più estremi.
Eppure... eppure mi vien la nausea a vedere quello che sta succedendo in Libano in questi ultimi giorni. Mi vien la nausea quando vedo i bambini morire sotto le bombe, come è successo a Cana e come succede anche mentre scrivo.
La popolazione civile libanese sta pagando un tributo di sangue smisurato a seguito delle azioni di Hezbollah che hanno scatenato la durissima rappresaglia israeliana.
Quando si muove, Israele ci va giù pesante e, per stanare i cosiddetti terroristi, sta radendo al suolo il sud del Libano, causando morte a volontà. Non posso condividere questo atteggiamento. Non lo condivide la maggior parte del mondo, con il solito distinguo del cowboy Bush, che passerà alla storia come uno dei presidenti Usa più sciagurati, come quello che sta facendo detestare gli Stati Uniti quasi a tutti.
Israele dovrebbe fermarsi. Ma non intende farlo e la macelleria rimarrà aperta. Tutto questo, ribadisco, mi nausea.
Sono anche stufo di vivere in un mondo dove chiunque contesti un'azione israeliana viene bollato come antisemita. E' un'equazione miserabile. Mi inchino alla tragedia degli ebrei avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma aver rispetto e dolore per l'olocausto non implica giustificare qualsiasi scelta essi facciano.
Quindi lo posso dire senza vergogna: Israele sta esagerando, sta commettendo uno scempio schifoso. Oggi. Il passato è altra cosa.

giovedì, luglio 06, 2006

A che servono i notai?


A che servono i notai? Me lo chiedo da anni ma, conseguenza delle fibrillazioni di questi giorni, adesso la domanda si è fatta insistente. Il notaio, sostanzialmente, redige e firma atti pubblici, garantendone l'autenticità. Bene.
Il problema è che la tariffa di un notaio non è esattamente quella che si può definire "una sciocchezza". Generalmente è un colossale bastonata che colpisce in maniera indiscriminata il cittadino che obbligatoriamente - ripeto, obbligatoriamente - deve rivolgersi a lui per portare a termine un iter burocratico. In altre parole, se dovete comprar casa da qualcuno, bisogna sempre tener presente che parecchie migliaia di euro andranno ad aggiungersi a quanto pagherete, perchè devono finire nelle tasche del notaio che firmerà l'atto. Atto che, magari, nemmeno prepara lui ma fa scrivere a qualche apprendista segretaria, il cui stipendio equivale a qualche ora di lavoro (?) del principale. Bella faccenda.
Guadagni altissimi, clienti garantiti dalla legge. E in più: casta. Perchè il notaio è figlio di un notaio che era figlio di un notaio che era figlio di un notaio e così all'infinito.
M'immagino l'origine di questa figura: qualche secolo fa, due contadinotti ignoranti e analfabeti litigano come pazzi per un pezzo di terra, non riuscendo ad accordasi sul come spartirsela. Nel loro paese, grazie al cielo, c'è il "dotto", lo "studiato", quello "che sa". Detto, fatto: i colto non crede ai suoi occhi quando, con qualche citazione erudita, convince i due villani a stipulare un accordo mediante il suo consiglio, debitamente retribuito da una piccola cessione dell'importo pattuito.
Credo che la figura del notaio sia nata così: quando c'era in giro troppa gente ignorante, priva di cultura e di discernimento, che accettava come una concessione principesca l'intervento del "dottore".
Se oggi abbiamo i notai, probabilmente ciò deriva da una situazione simile. Solo che, si presume, noi dovremmo capire molto di più.
Dovremmo capire che, praticamente, tutto quello che un notaio fa a prezzi esorbitanti potrebbe essere altrettanto egregiamente svolto da un Pubblico Ufficiale comunale, pagato dalla collettività e non meno affidabile.
Insomma, io sono convinto che i notai sempre più vivano come dei parassiti sulle spalle della gente e che sarebbe ora di mandarli tutti a lavorare sul serio. Per giunta, poi, molti di loro evadono le tasse. Uno scempio.
Smettiamo di dire che pagarli è sensato. Non lo è. E' anacronistico. E' solo un pizzo. Null'altro. A casa!

martedì, luglio 04, 2006

Un passo nel presente


Basta con i privilegi. Basta con le caste. Basta con questi diritti acquisiti una volta per sempre. Basta.Quelli che protestano lo fanno solo per difendere i propri orticelli, non certo per i consumatori. Si appellano alla "qualità del servizio", ma sono solo tentativi di proteggere un sistema che va contro la concorrenza, contro il libero mercato.
Bravo, Bersani! Non dobbiamo cedere, su questo progetto: cerchiamo di normalizzare l'Italia, almeno in qualcosa. Entriamo nella modernità, allontaniamoci dal Medioevo.
Facciamo un passo nel futuro anche noi! O meglio, facciamo un passo nel presente. Perchè chi grida allo scandalo, ha la coda di paglia. Solo da noi tanto schifo. Solo da noi queste confraternite ultra garantite. Basta. Smettiamola, una buona volta.

lunedì, luglio 03, 2006

Live 8 + 1 anno


Ieri è stato il primo anniversario del mega-concertone Live 8, un'evento che ha visto sfilare sui palchi di 9 metropoli i più grandi artisti del globo. E' stata un'abbuffata di musica senza precedenti, qualcosa che nemmeno il progenitore Live Aid aveva offerto.
In questi mesi, essendo il Live 8 passato alla storia, ho ricevuto diverse e-mail dall'organizzazione guidata da Bob Geldof, artefice dei concertoni del 1985 e 2005.
L'impressione è che la missione di Geldof continui e che il baronetto faccia sul serio. Continuano, quindi, le pressioni a chi di dovere per fare delle povertà un fatto storico ("make poverty history", lo slogan principale).
Naturalmente i dettagli sono su http://www.live8live.com/ il sito ufficiale.
Volevo solo ricordare questo anniversario perchè, a mio giudizio, il Live 8 è stato un evento difficile da dimenticare.

venerdì, giugno 30, 2006

Il caldo condizionato


Sia benedetta l'aria condizionata! E' un balsamo che riduce
quasi a zero i fastidiosi effetti del caldo.Da quando l'ho installata, l'afa dell'estate mi fa molta meno paura. Basta notti insonni a rigirarsi sul materasso bagnato.
Basta inutili docce refrigeranti che vengono vanificate appena chiusa l'acqua e si inizia ad usare l'asciugamano. Basta umidità bestiale che rende la pelle appiccicosa e il semplice fare un movimento uno strazio.Insomma, sono favorevole all'aria condizionata. Non ho mai capito perchè diavolo d'inverno sia proibito soffrire il freddo e invece d'estate sia considerato snob combattere la canicola. Naturalmente, questa mia passione per il condizionatore non mi impedisce di usare il cervello (spero): non sparo mai a mille l'apparecchio e quindi se entrate in casa mia non troverete temperature artiche, ma solo un'aria asciutta e fresca.
Quanto basta per sopportare il caldo.Ora, potremmo discutere del fatto che i condizionatori si stanno diffondendo a macchia d'olio, che non sono più un bene di lusso, che ci stiamo viziando, che l'energia elettrica non basta e rischiamo il black-out. Tutto vero.
Ma è il progresso, bellezza. Purtroppo è così e dobbiamo iniziare a pensare ad un'Italia che
sempre più eviterà di soffrire il caldo. Serviranno delle politiche per rendere questo sostenibile, invece di ostinarsi a fare le crociate contro i condizionatori.
D'altra parte, l'avversione verso gli eventi atmosferici comuni si è nutrita anche per colpa di telegiornali scemi come "Studio Aperto" e compagnia che ne dedicano ampi spazi. Un tempo era risaputo che d'inverno fa freddo e d'estate fa caldo. Punto. E' così da sempre. Ormai invece si urla alla catastrofe ogni volta che la colonnina di mercurio si avvicina alla zero ("clima polare") o supera i 30 gradi ("temperatura rovente"). Cribbio, non sono notizie. Per me clima polare è se a Milano si finisse a -20°. Per me temperatura rovente sono 42° a Venezia. Per me una notizia è
avere 20° a Gennaio oppure 3° ad Agosto.E' così: non accettiamo più le stagioni. O, almeno, un certo tipo di informazione ci ha indotti a scandalizzarci del freddo invernale o del caldo estivo.
E a subire, immancabilmente, i consigli degli esperti (maledetti loro!) che ti spiegano che d'estate devi vestirti leggero, bere molto, non rimanere al sole nelle ore peggiori ed evitare sforzi.
Non ci fossero loro, uscirei in pieno Luglio con la sciarpa, il maglione di lana e il giaccone per fare una corsa di tre chilometri all'una del pomeriggio.

lunedì, giugno 19, 2006

Lost: cofanetto unico


Ho una passione per "Lost", la serie televisiva americana che è un successo in un sacco di Paesi. Mi piace, la trovo originale e coinvolgente. E, naturalmente, ne ho seguito tutte le puntate su Raidue (non ho Sky). Tale è la voglia di rivedere l'intera prima stagione che ho deciso di acquistarla in DVD. La cosa che non mi è piaciuta, però, è il fatto che la prima stagione sia arrivata "spezzata" in due cofanetti distinti. Quest'operazione commerciale non è successa solo in Italia, ma pure in Usa e UK.
Dal momento che non sopporto l'idea di avere una stagione televisiva divisa in due, avevo deciso di evitare l'acquisto confidando nella pubblicazione di un cofanetto unico.
Sono stato accontentato. Il 20 Settembre uscirà la prima stagione completa in un unico box con 8 DVD. Ne sono felice. Piccole soddisfazioni.

Abbiamo alzato troppo il gomito


Abbiamo alzato troppo il gomito. Ci siamo ubriacati di Mondiale e, appena la nostra squadra ha fatto una cosa buona, tutti ci siamo messi a festeggiare. Per alcuni sedicenti esperti, il Mondiale era praticamente in tasca. Poi, dopo la partita con gli Usa, torniamo con i piedi per terra. Non abbiamo nulla in tasca e, magari, quel Ghana che avevamo battuto rischia ora di mettere in crisi la nostra qualificazione agli ottavi. Abbiamo alzato troppo il gomito, in tutti i sensi. Serviva proprio, quell'intervento di De Rossi?Comunque, di queste questioni vive attualmente il Belpaese.

venerdì, giugno 16, 2006

Bandiere



Mi hanno sempre irritato, le manifestazioni estreme di nazionalismo. Capisco che l'identità di un popolo sia importante, ma l'eccessiva presenza di bandiere mi infastidisce.
Nulla di particolare, è solo un fatto di pelle. Quando vedo, nelle strade degli Stati Uniti, bandiere in ogni dove (compreso nelle chiese) sento, però, anche un senso di inferiorità.
Noi in Italia non facciamo così: non lo facciamo il 25 Aprile, non lo facciamo il 2 Giugno.
Non lo facciamo mai. Tranne in un caso: quando gioca la Nazionale di calcio. Che ai Mondiali tedeschi ha vinto con una squadra mediocre come il Ghana e già tutti i soliti commentatori nostrani si riempiono la bocca, manco avessimo già in tasca la vittoria.
Che ironia: il 25 Giugno di quest'anno, tra pochi giorni, voteremo un referendum per confermare o meno delle modifiche fondamentali alla nostra Costituizione. Modifiche che, se applicate, scolorirebbero un po' i colori della nostra bandiera. Come dopo un lavaggio sbagliato. E sembra non freghi nulla a nessuno.L'importante invece, per quasi tutti, è sapere come giocheranno Totti e compagni.
Che Paese strano, l'Italia: quella bandiera che serve solo per celebrare le gesta di una squadra di calcio viene esposta dai balconi negli stessi giorni in cui, lontano dal frastuono, altri lavorano per sfilacciarla. E magari, un giorno, buttarla veramente nel cesso.

Cose che accadono



Caspita com'è difficile tenere un blog!
I lunghissimi silenzi che seguono tra un messaggio e l'altro mi preoccupano. Ho forse fallito l'obiettivo? Che sia il caso di chiudere baracca e burattini?Ma no! Perchè mai? E' uno spazio mio e lo gestisco come voglio.
Quindi, continuerò a scrivere quando lo riterrò opportuno.
Intanto, una cosa importante è successa: è cambiato il governo. L'Unione, oltre due mesi fa, ha vinto le elezioni di strettissima misura. Prima di questo fatto, mi ero immaginato a scrivere fiumi di righe su questo evento, che ho atteso per cinque anni. Invece non ho avuto la forze di farlo. Motivo? Uscito di scena Berlusconi, mi è mancato il motivo principale per scrivere.
Meglio scrivere di questo governo. Mi sto chiedendo da giorni se, veramente, Prodi riuscirà a realizzare quanto ha promesso.
E soprattutto, se avrà veramente la possibilità di fare qualcosa.

mercoledì, aprile 05, 2006

Ciao, Tommy.


Solo adesso inizio a farmene una ragione. Le martellanti notizie che arrivano dalla campagna elettorale, la più miserabile che ricordi, mi stanno causando tale e tanta indignazione, che la tristezza viene relegata in un angolo. L'abbiamo condivisa tutti ed è magra consolazione.
Vorrei che imparassimo, dalla tragedia del povero Tommy, che solo con la ragione possiamo arginare l'orrore che si può scatenare in mezzo a noi.
Ciao, piccolo. Se credessi in Dio, vorrei tanto che ti tenesse vicino.

domenica, aprile 02, 2006

Hanno ammazzato Tommaso

Stavo navigando e poi (purtroppo) ho dato un'occhiata al sito di Repubblica. Hanno trovato Tommaso Onofri. Morto. Ucciso a colpi di pala. Mi viene da vomitare. Non ho parole. Che schifo di gente. Come si fa ad ammazzare un bimbo innocente di 18 mesi, malato di epilessia e con 39 di febbre? Ucciso perchè piangeva, ha detto quel bastardo di Alessi. Io non sono per il perdono, in questi casi. Me ne fotto della carità cristiana. Spero che quel pezzo di merda marcisca in carcere. Brutto bastardo. Sono disgustato, mi vien da piangere. Povero Tommaso. Non ci sono parole che possano descrivere l'orrore. Quanto in basso può cadere un uomo?

martedì, marzo 07, 2006

Sanremo 2006 - Serata finale

Sarò breve, in queste considerazioni finali: quando il Festival chiude, finisce anche l'allegro gioco di sparargli addosso.
Dall'avvio della serata con Giancarlo Giannini sino alla proclamazione di Povia, le ore si sono consumate tutte con un unico scopo: celebrare i tre "pezzi da novanta" sbarcati a Sanremo dopo anni. Questo è stato il senso dell'atipica finale che abbiamo visto, tanto atipica da avere solo otto brani in gara.
Quindi, via a celebrar Bocelli con supplemento di Aguilera, via a celebrar Ramazzotti con supplemento di Anastacia e infine via a celebrar Pausini che poi duetta con Eros nella più ovvia delle canzoni nostrane.
Gli altri? Coinvolti in una vicenda di televoti con i contorni sempre più da reality-show, vittime di eliminazioni spesso incomprensibili: otto esibizioni e poi fuori Zero Assoluto (bene), Zarrillo (peccato), Cristicchi (peccato) e Dolcenera (peccato). Sono soprattutto le eliminazioni di Dolcenera e di Zarrillo a preoccuparmi: ma chi diavolo vincerà, mi chiedo preoccupato.
Intanto vincono in quattro, per le rispettive categorie: Nomadi, Tatangelo, Maffoni e Povia.
I pensieri si rincorrono: non vincerà mica 'sto Maffoni raccomandato? Non vincerà mica la Tatangelo? Forza Nomadi! E se proprio non loro, almeno Povia. Sono accontentato: dopo un'ennesima tornata di esibizioni e la presenza della Bertè a consegnare il premio della critica intitolato alla defunta sorella (premio che va a Noa, Carlo Fava e Solis String Quartet), la gloriosa Virna Lisi proclama vincitore del 56° Festival il bravo ragazzo Giuseppe Povia che si commuove e commuove.
Buon finale per un'edizione sofferta: Povia riscuote quello che - virtualmente - aveva già vinto l'anno scorso e la sua "Vorrei avere il becco" potrebbe anche ottenere una permanenza nelle classifiche.
Tutto qui. Chissà perchè, chiuso il Festival, mi sono ammalato. Sipario.

sabato, marzo 04, 2006

Sanremo 2006 - Quarta serata

Quarta serata e gli ascolti sono ancora una volta deludenti. E, stavolta, non possiamo dire che le necessità televisive abbiano messo la musica in secondo piano, anzi.
E' stata una serata, questa, dei cosiddetti "duetti", con parecchi momenti interessanti e non molto diversa da quella del'anno scorso. Quindi? La risposta l'ha data, probabilmente, Antonio Dipollina, ieri sul sito di "Repubblica": inutile lapidare Panariello, il Festival non funziona più da anni, almeno dal 2001. L'unico, da allora, che abbia fatto centro è stato Bonolis: con lui ci si era illusi che Sanremo fosse risorto, e invece si trattava solo un successo "ad personam".
Ergo, il comico toscano non può pagare per tutti. Naturalmente ci mette del suo, per divenire bersaglio: all'avvio di puntata, il buon Giorgio parte con un monologo contro i cinesi (di vago sapore xenofobo) che, oltre allo sconcerto di molti, ottiene pure il risultato di non far ridere.
Meno male che, stavolta, c'è la musica. Musica italiana protagonista, a parte Dolce&Gabbana, il divo Orlando Bloom, il maestro Arnoldo Foà e Gavin De Graw (che canta all'una).
La formula dei duetti, già piaciuta molto l’anno scorso, funzione benissimo anche quest’anno: così, vediamo Michele Zarrillo con Giuseppe Bono e Tiziano Ferro; Povia assieme a Baccini, Francesco Musacco e Margherita Graczyk. Ron si porta sul palco la partner di vittoria di dieci anni fa, Tosca, più Loredana Bertè e l’arpista Cecilia Chailly. Alex Britti – tormentato da un problema tecnico – suona con la Britti Blues Band, nella quale sorride sornione Max Gazzè.
Bel colpo per i Nomadi, che hanno con loro il professor Roberto Vecchioni; Niccolò Fabi è il partner degli Zero Assoluto mentre il comico Flavio Oreglio ha un momento catartico con il gruppo Sugarfree.
Finizio e i ragazzi di Scampia cantano con un addolorato Tullio De Piscopo alla batteria che, purtroppo, ha appena avuto notizia della scomparsa della madre.
Per le donne, Anna Tatangelo si esibisce con Alberto Radius e Ricky Portera, mentre Nicky Nicolai riporta sul palco il marito Stefano di Battista, oltre a Giovanni Allevi.
Lo storico chiatarrista di Vasco Rossi, Maurizio Solieri, suona per Dolcenera; Simona Bencini trova sulla sua strada la voce di Sarah Jane Morris.
Complessivamente bello e godibile, questo spettacolo: dagli incontri tra artisti si ha conferma di quante buone cose possano uscire.
Dopo l’esibizione dei sei Giovani rimasti, Panariello invita tutti i cantanti sul palco per improvvisare qualche commento (buona idea, ma tardiva).
Subito dopo, il rito delle eliminazioni per determinare gli otto finalisti:
- Giovani: fuori L’Aura (perché?), Tiziano Orecchio (bene), Helena Hellwig e Monia Russo. In finale Riccardo Maffoni (non capisco, non capisco) e Simone Cristicchi.
- Gruppi: fuori Sugarfree (d’accordo) e Finizio e i ragazzi di Scampia (che ci facevano ancora lì, al posto di Venuti?). In finale Nomadi (e chi altri?) e Zero Assoluto (va bene, basta che non vincano).
- Donne: fuori Simona Bencini e Nicky Nicolai e mi spiace per entrambe. Una qualsiasi delle due era meglio di Anna Tatangelo che, invece, va in finale con la favoritissima Dolcenera (comunque brava).
- Uomini: difficile scelta, ma va bene che stia fuori Alex Britti (ripetitivo) ed è un peccato per Ron. Ma, tutto sommato, riguardo quest’ultimo gruppo sono d’accordo con il telefoto: Povia in finale ci sta bene ed altrettanto Michele Zarrillo, che ha portato una delle canzoni oggettivamente più belle.
Otto canzoni in gara, stasera. Vista la scarsità di brani, gli autori dovranno riempire ore e ore con varie cose: in primis le onorificenze ai neo commendatori nominati dal Quirinale.
Previsioni sul vincitore? Con solo otto partecipanti, la possibilità di azzeccare è troppo alta e rischierei di indovinare: meglio evitare.
Per finire, commentando positivamente la qualità generale di questa quarta serata, sottolineo il fatto che, ormai, viviamo esclusivamente di Auditel, in termini di audience e share. Si è parlato solo di questo, nelle giornate festivaliere. Pochissimi i giudizi sulle canzoni contro grandi parole sui dati di ascolto. Che tristezza.

venerdì, marzo 03, 2006

Sanremo 2006 - Terza serata

Magari è la scenografia. Quel palco lugubre e spoglio potrebbe veramente essere complice dei tanti problemi di questo Festival. Mah!
Comunque, meglio, molto meglio. La giornata di pausa ha fatto bene, ha permesso di regolare il meccanismo: Panariello è stato più efficace e, sorretto da un paio di comici, ha tenuto l'intera serata su livelli accettabili.Partendo dal falso colpo di scena di un suo ritiro dalla manifestazione, tutto il resto dello spettacolo ha avuto un certo ritmo: prima l'amico Pieraccioni, poi John Cena (sicuramente più efficace di Travolta) e infine uno strepitoso Carlo Verdone con una gag che ha fatto - finalmente - ridere di gusto.
Purtroppo si tira veramente tardi, perchè c'è troppa carne al fuoco: timbrano il cartellino pure la Cucinotta e gli atleti medaglie d'oro di Torino 2006. C'è anche la stella Shakira, per dare una svegliata ai nottambuli.Già. C'è spettacolo. Sicuramente migliore delle prime due serate.Il problema è che, in tutto questo, le canzoni spariscono, perdono senso, sono relegate a semplici stacchetti tra un ospite e una pubblicità. D'altra parte è un male che viene da lontano e non possiamo incolpare Panariello & co. anche di questo.
I nove big cantano e ne restano sei: fuori Spagna (d'accordissimo), fuori Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet (male, era una bella canzone che meritava più delle altre due del suo gruppo) e fuori Luca Dirisio (troppo melodico ma mi spiace, fosse solo perchè non sopporto Alex Britti).
L'incomprensibile avviene nella categoria Giovani: L'Aura passa e lo merita perchè è brava (anche se sembra un misto tra Elisa e Kate Bush); Riccardo Maffoni passa con un pezzo scontatissimo e noioso e quindi mi chiedo perchè; passa pure un tal Tiziano Orecchio, giusto perchè fa un acutino che all'Ariston piace sempre, ma che strazio.Gli Ameba 4 sono fuori, nonostante un briciolo di nuovo; Andrea Ori idem, brano inutile. Triste l'eliminazione di Ivan Segreto, cantautore di talento già noto in giro: la sua canzone ha valore ed è originale. Questa cosa mi fa arrabbiare.
La terza serata si chiude all'una e mezza. La concorrenza (Grande Fratello) è stata battuta, alla faccia di Mediaset che non fa altro che sparlare del Festival da giorni. Ma gli ascolti rimangono bassi.
Insomma, è dura. Ma, ripeto, questi problemi sono evidenti da anni e vanno risolti, in futuro: via il superfluo, meno serate e primato della musica. Per ora, questo passa il convento. Cercherò di reggerlo.

mercoledì, marzo 01, 2006

Sanremo 2006 - Seconda serata

Ho fatto l'una di notte. Preoccupante, considerando che tutto quello che si è visto in questa seconda serata, poteva essere concentrato in maniera tale da terminare ad un orario civile.
Non credo di essere stato l'unico a soffrirne; sembra che Panariello non regga il ritmo. Infatti, verso la fine, aveva una faccia distrutta. Ha svolto il suo compito con onestà: niente eccessi, pura conduzione (discutibile). I momenti più incisivi, ormai, sembrano affidati alla sola Cabello.
La Blasi, invece, deve fare solo la moglie di Totti, parlare di Totti, intrattenersi in platea con Totti, giunto a sorpresa (sorpresa?) durante questa seconda serata.
Nove big cantano e non cambio opinione sulla qualità dei brani: voliamo basso.
La Nicolai canta meglio, Ron ha una canzone ben fatta. Per il resto, siamo alla noia.
Ci sono Jesse McCartney e Hillary Duff, piccole star che non costano molto e non attirano quelli spettatori fuggiti dal Festival.
C'è Cocciante, celebrato eccessivamente, che - professionalmente - canta le stesse due canzoni che poteva cantare trent'anni fa. Ma, per un Premio alla Carriera, si può fare.
Tardi, iniziano i giovani. Terribile. Specie negli esiti: passa Simone Cristicchi, comunque originale e comunque già noto. Poi, però, è la fiera del già sentito: si qualificano Monia Russo e Helena Hellwig, entrambe con canzoni melodiche e gorgheggiate, format tipico sanremese che ha stufato.Fuori, invece, due simil-Tiziano Ferro come Virginio e Antonello, stereotipati e uniti da identico destino.Peccato invece per i DeaSonika, gli unici che ho gradito. Un po' Negramaro, hanno portato un pezzo rock non male e meritavano la promozione. Nulla di fatto. Come i Negramaro l'anno scorso, d'altra parte.
Eliminazioni tra i big? La Oxa era certa. Forse il brano avrà un suo perchè, ma portarlo a Sanremo equivale al suicidio: missione compiuta.
Grignani? Va bene, era insopportabile.
Invece è pazzesco che sia fuori Mario Venuti con il suo gruppo: sebbene non mi abbia convinto troppo, la canzone era comunque una delle poche salvabili, anche dalla critica. E' folle che lui sia fuori e che siano ancora in gara Finizio con il gruppo di ragazzini (lunga mano di Gigi D'Alessio all'opera?) o gli Sugarfree, inferiori alle aspettative. Un giorno capirò come funzionano queste giurie demoscopiche.
E intanto, godiamoci la pausa di questa sera.